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Gabriele Sannino
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Riflessioni sulla globalizzazione



Ci sono tante cose che oggi bisognerebbe sapere.
Ci sono tantissime cose di cui dovremmo avere una conoscenza profonda e dettagliata, perche' solo questa consente di fare delle valutazioni accorte ed essenziali per il nostro vivere quotidiano e futuro.
Non voglio passare per il solito complottista, ma ci sono tante cose che ci vengono deliberatamente nascoste perche', in caso contrario, l'opinione pubblica le troverebbe talmente aberranti che si ribellerebbe piu' o meno apertamente.
E non mi riferisco solo alla vecchia, stanca e malata Italia, ma bensi' al mondo intero.
Uno dei mostri che incombe su tutti noi e che incombera' sempre di piu' e' la cosiddetta globalizzazione.
Ci hanno sempre detto che era una cosa "buona e giusta", ci hanno sempre riferito che con essa nascevano nuove opportunita', nuovi mercati, nuove speranze, perfino che avremmo tenuto il mondo in pace, dato che il pianeta faceva affari col pianeta.
Ma siamo sicuri che le cose stiano veramente cosi'? Che tutto questo cioe' non sia l'ennesimo inganno per fregare la popolazione sempre piu' disattenta e soprattutto piu' distratta?
Ci ho pensato a lungo sugli effetti della globalizzazione.
E, sinceramente, a parte il vantaggio dei soliti pochi, io non vedo nient'altro.
La Globalizzazione, a pensarci bene, sta spostando i baricentri industriali: la vostra azienda chiude, apre in Cina o in India e tu resti a casa senza piu' un lavoro.
Tutto cio' con la compiacenza dei politici che hanno avallato questo scempio per favorire gli imprenditori nei costi, fregandosene dunque dei lavoratori e dell'organizzazione mondiale per il commercio, che, come dice anche il nome, si preoccupa solo di questo.
Si' perche' i nuovi imprenditori avranno interesse nell'assumere lavoratori stranieri che pagheranno poco, e spesso lo fanno perche' lo Stato ospitante offre loro incentivi proprio se li assumono.
Oramai i piu' grandi gruppi industriali hanno gia' delocalizzato. E questo il termine che viene usato oggi: delocalizzazione.
Dietro questa parola in realta' ci sono sofferenze, famiglie in lutto, suicidi, connivenze, interessi spaventosi, la solita cupidigia di pochi, la poverta' di molti.
Tutto questo e' taciuto, proprio come vengono taciuti gli innumerevoli scempi che queste nuove aziende - sempre piu' accorpate e che si sono finite per chiamare multinazionali - stanno provocando all'ambiente.
Disboscamenti selvaggi, inquinamento dell'aria, delle acque, tutto e' loro permesso in quanto piu' potenti dei poveri governi che li ospitano.
Governi che permettono loro tutto, in cambio delle solite tangenti ai politici di turno.
Che cosa accadra' quando l'ambiente sara' completamente distrutto? Chi sara' distrutto con lui?
Quanto siamo stupidi. Quanto siamo umani.
Ma i problemi non finiscono qui: con la globalizzazione, infatti, c'e' ancora da penare.
Pensiamo ai prezzi - piu' alti per noi tutti - in quanto i prodotti spesso compiono viaggi internazionali.
I trasporti sono schizofrenici proprio perche' globali e li paghiamo tutti noi consumatori finali.
A noi sembra poco perche' in Cina gli schiavi lavorano a ritmi incessanti, ma vi assicuro che per quel che valgono i prodotti, noi li paghiamo davvero una follia. Naturalmente i guadagni, anzi le speculazioni, vanno solo a chi li produce e distribuisce.
Pensiamo a prodotti come frutta e carne: se fossero prodotte vicino a noi costerebbero sicuramente meno. E magari sarebbero anche prodotti piu' sani e sicuri. Stesso dicasi per l'abbigliamento, dato che ormai gli standard si sono uniformati.
La domanda cruciale e' questa: chi difende i lavoratori? I cinesi come gli italiani? Ma soprattutto... chi difende noi consumatori?
La risposta brutale ma vera: nessuno. Se la politica si vende ai produttori, la risposta non puo' che essere questa.
Io non sono un no-global, non amo la violenza ma sposo certe idee.
Ma vi siete mai chiesti perche' i no-global vengono costantemente demonizzati? Vi siete mai chiesti perche' non parlano mai in pubblico motivando dettagliatamente le loro ragioni?
E come mai non si parla mai dettagliatamente delle ragioni del movimento No-Tav, che riassumono proprio tutto quello che ho appena detto?
Un ultima cosa: io non sono neanche un comunista: odio infatti l'idea che lo stato possa disporre di tutto cio' che guadagno.
Ma questo capitalismo selvaggio che si incarna pienamente nella globalizzazione e' la medesima schifezza del comunismo.
Anche questo capitalismo dunque e' destinato a crollare, proprio come e'crollato il comunismo. E solo questione di tempo.
Questo capitalismo fondamentalmente vuol dire egoismo. E portarlo all'ennesima potenza come e'stato fatto con la globalizzazione... vuol dire egoismo umano all'ennesima potenza.
Forse un giorno i piccoli abitanti del pianeta Terra capiranno che il sistema economico piu' importante non e' ne' l'uno ne' l'altro.
L'unico sistema che ci permettera' di vivere tutti in un mondo realmente sereno e' solo uno: il solidarismo.
Una mano lava l'altra come si suol dire. Laviamoci anche la coscienza.
...

Gabriele Sannino
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