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Gabriele Sannino
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Anche Cuba prova a liberalizzare



La crisi internazionale - incredibile a dirsi - colpisce anche regimi autarchici come l'isola di Cuba.
Questo perche' l'isola - il cui Pil e' stato del 14% nel 2009! - deve comunque importare determinati prodotti basilari, dunque bisogna spendere e tirar fuori i quattrini.
Se poi ci aggiungiamo il fatto che l'embargo statunitense impedisce a molti paesi di commerciare con il territorio, possiamo ben capire come i costi per le importazioni aumentino inesorabili.
Raul Castro, insomma, non puo' piu' fare come suo fratello Fidel: la propaganda e l'ars oratoria non bastano piu', dunque bisogna intervenire e operare nel concreto.
Il fratello di Fidel, l'ex Comandante in capo, ha preso il timone del governo nel 2006 proprio per via della malattia di quest'ultimo, e dal 2008 e' ufficialmente il Presidente del paese.
Il 28 gennaio 2012, il neo Presidente Castro ha chiesto aiuto e comprensione ai cubani per affrontare al meglio questa crisi economica: in occasione della conferenza del Partito Comunista - che tra le altre cose non si teneva dal 1965 - Raul ha spiegato quali sono le misure che intende prendere per salvare l'isola da un futuro calo economico.
Il problema resta principalmente quello di aumentare la domanda interna, questo perche' i cubani non hanno praticamente reddito.
Per far girare gli ingranaggi dell'economia, dunque, gia' nel dicembre del 2011 Castro aveva liberalizzato il settore immobiliare: i cubani, infatti, ora possono vendere e acquistare liberamente case sparse sul territorio, e gli effetti si vedono gia' visto che ci sono molti cartelli con la scritta "affittasi" o "vendesi".
Anche per le auto ci sono stati i primi effetti: sembrera' incredibile ma finalmente i cittadini cubani possono acquistare un auto o noleggiarla: attualmente, si registrano ben 15mila trasferimenti di proprieta'.
Il regime sta liberalizzando piu' di 180 professioni, cio' per creare una nuova classe di imprenditori pronti a pagare tasse e contribuire al bilancio pubblico del paese.
Si calcola che gli imprenditori indipendenti cubani siano gia' in 360mila.
Per far ripartire la produzione agricola, poi, lo stato ha concesso ai contadini l'usufrutto di 67 ettari di terra per 25 anni.
Un'altra piccola grande rivoluzione riguarda invece il mondo bancario: i cittadini cubani ora possono avere un proprio conto corrente e chiedere prestiti alle banche.
Dulcis in fundo, Raul vorrebbe ridurre anche il peso dei funzionari statali e in generale della macchina dello stato, dunque non solo in futuro operera' dei tagli ma ha gia' inserito degli incentivi alla produttivita' eliminando il vecchio tabu' dell'uguaglianza retributiva.
Va detto che secondo molti analisti internazionali, Raul Castro non avrebbe alcuna intenzione di sposare il capitalismo: il suo obiettivo, infatti, sembrerebbe solo quello di produrre un maggiore benessere interno e di conseguenza un maggiore gettito fiscale.
Va precisato infine che negli ultimi 30 anni Cuba, per rimanere cosi' com'era e cioe' una nazione ferma praticamente agli anni '60, ha beneficiato di ben 39,5 miliardi di euro da Mosca - alias governi amici - ma non solo, anche di ulteriori 60,5 miliardi - questi ultimi a fondo perduto a differenza dei primi - nonche' di 13 miliardi di materiale bellico.
Negli ultimi anni, infine, e' stato il Venezuela di Chavez ad aiutare il paese con ben 3,5 miliardi di dollari anche questi a fondo perduto.
Dunque il paese ora e' costretto a rimboccarsi le maniche, e cio' perche' i tempi non consentono piu' ulteriori regali piovuti dal cielo.
Il destino di Raul, insomma, sembrerebbe dipendere proprio da queste riforme: se il paese dovesse vincere, il regime socialista non potrebbe che sopravvivere e soprattutto prosperare.

Fonte: internazionale (periodico)





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