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Gabriele Sannino
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Il TAV visto dal lato francese



Si parla tanto della tratta Torino - Lione vista dall'ottica dei valsusini, i quali, non a torto, sono preoccupati dalla quantita' di amianto che verra' sprigionata dal buco della montagna, dal fatto che i costi - circa 23 miliardi - la renderanno una delle tante opere incompiute, ma non solo, essi sono preoccupati piu' concretamente dalla fine della loro economia agricola e pastorale nonche' dalla requisizione in alcuni casi di terre e possedimenti, almeno quelli prospicienti al cantiere.
Gia', le loro preoccupazioni sono piu' che legittime: ma dall'ottica francese invece... come stanno esattamente le cose?
Chiara Paolin ha pubblicato sul fatto quotidiano, a tal proposito, un articolo molto interessante: in pratica, in Francia finora il dibattito pubblico e' stato molto placido, questo semplicemente perche' i riflettori non si sono neanche accesi visto che il progetto e' ancora in alto mare.
Secondo una legge francese introdotta nel 1995, un'opera pubblica di grande impatto deve incontrare il parere favorevole delle persone direttamente interessate, le quali hanno facolta' di esprimere valutazioni e critiche; l'ente promotore, a quel punto, valutate le obiezioni, si prendera' tutta la responsabilita' della messa in opera del progetto.
Pertanto, nel caso del TAV, fino al 19 marzo sara' possibile per i francesi coinvolti direttamente nel corridoio europeo poter presentare istanze e critiche al progetto.
Quello che non si dice, pero', e che la Paolin scrive e' che solo una settimana fa c'e' stato un accordo siglato in pompa magna tra Italia e Francia proprio sul TAV, e il primo articolo di questo accordo - pensate! - stabilisce che tale accordo "non ha come oggetto di permettere l'avvio dei lavori definitivi della parte comune!"
I francesi, in buona sostanza, non hanno per niente fretta di completare questo benedetto TAV, anche perche' aspettano di capire quanta parte di questo progetto verra' finanziata dall'Unione Europea - percentuale che non potra' comunque superare il 40% .
Va anche precisato che per loro il TAV e' un grande affare in quanto finanzieranno si' la loro quota e cioe' il 50% dell'opera, ma ospiteranno pur sempre i quattro quinti del corridoio, mentre a noi tocchera' pagare l'altro 50% solo per il restante, vale a dire un quinto.
La domanda delle domande a questo punto e': perche' tanta fretta in Italia per un'opera che riguarda maggiormente la Francia e che comporta impegni di spesa che gravano sull'intero paese?
Forse qualche politico ha gia' ricevuto le tangenti dagli imprenditori edili di turno e... spinge affinche' l'opera inizi, magari diventando uno dei tanti cantieri infiniti?
Lascio a voi la risposta.
Il Governo Monti, comunque, ha fatto sapere che il TAV si fara', ma in questi giorni sta aprendo anche qualche porta di servizio: Il CIPE infatti ha sbloccato 20 milioni di euro per la linea ferroviaria alternativa "Torino-Bussoleno" e dunque qualcosa si muove in questa nebbia.
Quello che Monti dovrebbe fare pero', dato che trattasi di un governo tecnico con potere e consenso, e' uscire definitivamente dalla logica di queste grandi opere che spremono solo i contribuenti e i bilanci pubblici e rimandare ogni intervento alle classiche leggi ordinarie, leggi fatte d'intesa con le comunita' locali.
Sta di fatto che il TAV restera' il solito affarone per le "elite": politici, banchieri e imprenditori italiani affiliati alla n'drangheta proprio non vedono l'ora di iniziare a banchettare.

Fonte: internazionale (periodico)





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