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Gabriele Sannino
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Schiavi del petrolio e del denaro



Lo schiavo inconsapevole vive quotidianamente il suo stato di schiavitu' in modo tranquillo e sereno: non sa di essere schiavo, ovvio - se lo sapesse si incazzerebbe per qualche minuto, almeno fino alla prossima partita di calcio - ma e' cosi' che il gioco va avanti, dunque non bisogna stupirsi.
D'altronde, se le cose fossero diverse, la tirannia e le speculazioni svanirebbero come bolle di sapone, e cio' proprio non lo si puo' permettere.
Dunque i cittadini, oltre ad essere schiavi di un debito pubblico che non hanno mai contratto in prima persona, sono schiavi, oltremodo, delle multinazionali - soprattutto quelle petrolifere e in generale energetiche - ovvero aziende al di sopra degli Stati che per potenza e introiti creano in ogni settore oligopoli facendo finta di farsi concorrenza.
Questo, in sostanza, e' il capitalismo di oggi... e di domani, altro che libera impresa di cui una certa parte della destra ancora si riempie la bocca!
Ma torniamo alla questione-petrolio: uno dei settori dominati da concentrazioni industriali e' naturalmente il greggio, ovvero una materia prima che comincia a pesare sulle tasche dell'italiano medio in quanto il prezzo a litro sta arrivando ai due euro e c'e' chi giura che tagliera' questo traguardo proprio per le festivita' della pasqua, portando, dunque, alla morte dei consumi e senza alcuna possibilita' di resurrezione.
Gia', ma come si forma il prezzo del petrolio... alla pompa? E' questa la domanda che dovremmo porci.
Una prima considerazione concreta e' che i prezzi della benzina, del gasolio e del GPL sono formati per il 60% da tasse che introita lo Stato per pagare il debito pubblico nonche' parte della spesa sociale, mentre il restante 40% riguarda gli introiti del settore petrolifero.
Ecco perche' in Italia i prezzi alle pompe sono i piu' cari d'Europa: e' la tassazione che incide piu' di altre cose.
Ma partiamo dagli introiti petroliferi: le multinazionali del petrolio, come gia' accennato, fanno finta di farsi concorrenza - tant'e' vero che i loro prezzi si differenziano per uno o due centesimi al massimo: il punto nodale e' che queste aziende sono tutte in mano alle stesse famiglie - dei veri e propri "clan" che detengono, guarda caso, anche il potere bancario - e le quotazioni che fanno il prezzo finale non dipendono dai costi interni o dalla raffinazione del greggio, quanto piuttosto da un listino internazionale della benzina e del gasolio che si chiama Platt's, un listino che nello specifico si rifa' ai prezzi di scambio del greggio nel porto olandese di Rotterdam.
E chi decide, e ogni giorno, il prezzo del Platt's? Pochi uomini, un manipolo di uomini in realta'; molti giurano si tratti del famoso Club Bilderberg, ovvero un gruppo di potenti - banchieri, petrolieri, industriali, magnati dell'editoria e dei media influenti a livello mondiale - che da anni si riunisce in alberghi in tutto il mondo e in gran segreto, cio' proprio grazie al beneplacito dei media che tengono nascoste le loro riunioni.
Le strategie di questi uomini, secondo alcuni analisti, si avverano puntualmente: il rincaro del petrolio, la guerra in una parte specifica del mondo, il tutto in barba alla sovranita' degli Stati e dei cittadini che li compongono.
Ad ogni modo, tornando a questa fetta del 40%, buona parte di questi va alle imprese che estraggono la materia prima - il 30% in media - mentre il restante 10% si divide tra le imprese che raffinano il greggio, lo trasportano e infine i poveri distributori, i quali si vedono nelle tasche solo pochi centesimi per ogni litro di carburante.
Per la grossa fetta del 60%, invece, trattandosi di tassazione, c'e' ovviamente lo zampino dello Stato, in quanto, sin dai tempi di Mussolini - che si invento' la prima accisa di 0,001 centesimi per finanziare la guerra in Abissinia del 1935 - si e' andati avanti a tutta birra, finanziando qualsiasi cosa, dalle alluvioni alle crisi petrolifere - quella di Suez del 1956 - fino a terremoti, missioni militari e disastri naturali, il tutto arrivando ai tempi attuali ovvero ad una tassazione che incide tantissimo sul costo per ogni litro.
Se ci si mettiamo l'IVA che attualmente e' al 21% e che dovrebbe salire al 23%, be' la quota 60 del resto e' bella che raggiunta!
In sostanza, un litro di carburante e' tassato due volte, tramite l'IVA e le accise.
Ancora una volta, chi ci guadagna alla fine sono solo loro, i banchieri, mentre le nostre tasche, ahinoi, sono sempre piu' vuote.



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