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Gabriele Sannino
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Obama e il PIL della felicita'



L'America e' davvero il paese dei paradossi.
Gli Stati Uniti hanno dato vita al sistema economico piu' carcerario e deprimente della storia dell'umanita', basato solo sul denaro - mai abbastanza, ovviamente - nonche' sul possesso delle cose e delle persone.
Ma non solo, grazie alla loro supremazia mondiale, hanno esportato questo ridicolo sistema in tutto il pianeta, consegnando l'intero mondo ad un' infelicita' di massa basata sul costante desiderio di "possedere" sempre e ancora di piu'.
Questo paese, insomma, ha puntato tutte le carte sul materialismo, eppure oggi parla di felicita' convincendosi che la si possa trovare rimanendo in questo sistema di valori.
I Padri fondatori americani stabilirono nella costituzione il diritto alla felicita': lo sancirono quando parlarono di "senso di benessere individuale".
Per questo il Presidente Obama ha deciso di istituire una commissione che studi ed elabori una volta e per tutte il PIL della felicita': questa commissione, fondata e finanziata dal dipartimento alla salute e ai servizi sociali, sara' composta da esperti di psicologia ed economia, uno fra tutti il Premio Nobel nonche' professore all'universita' di Princeton Daniel Kahneman.
Il punto nodale e' il seguente: come puo' una societa' come quella americana cercare la felicita' dei cittadini insistendo sull'immutabilita' del sistema? E' quasi incomprensibile se non grottesco!
Gia' nel 1968, l'allora Presidente Robert Kennedy sottolineava in un suo discorso che "Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicita' delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana" per poi ribadire, infine, che "Il PIL non misura ne' la nostra arguzia ne' il nostro coraggio, ne' la nostra saggezza ne' la nostra conoscenza, ne' la nostra compassione ne' la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ci che rende la vita veramente degna di essere vissuta."
Sagge parole. Peccato non siano mai state ascoltate.
Ad ogni modo, Kahneman, intervistato sull'argomento, ha provato a spiegare il suo progetto con una semplice ed efficace metafora: se un uomo ascolta una bellissima sinfonia ed improvvisamente la musica viene meno, la sua felicita' non ne deve risentirne, piuttosto deve essere compromesso solo quel determinato momento.
Dunque, per il professore bisogna trovare quelle "fondamenta" che permettano a tutti gli individui di vivere serenamente e felicemente.
Il progetto di Kahneman vedra', tra l'altro, un gruppo di uomini e donne che costantemente, ogni giorno, terranno una specie di diario dove scriveranno le loro esperienze e l' impatto di queste sulle loro emozioni.
Personalmente, rimango molto scettico: credo che tutto cio' sia solo una bolla di sapone.
Anzi, diro' di piu', credo sia solo una trovata elettorale di Obama.
La felicita', per chi ancora non lo sapesse, sta solo e soltanto nel pensiero, e se non si cambia il nostro modo di pensare avido ed egoistico nonche' cosi' materialista, la realta' intorno a noi non potra' che rimanere quella di adesso.
Il mondo che vediamo e' semplicemente il frutto delle nostre menti collettive. Dei nostri pensieri collettivi.
L'unico modo per essere felici, caro Presidente Obama, e cambiare alla radice i nostri valori.
E' questo cio' che dovete fare.
Tutto il resto e' pura ipocrisia.




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