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Gabriele Sannino
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Lo smantellamento dell'Antimafia di Falcone



In un paese governato da una casta sempre uguale a se' stessa, dove un ex Presidente del consiglio ha come braccio destro un uomo - Marcello Dell'Utri - condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nonche' uno stalliere-boss in casa, e dove perfino un Capo dello Stato - quello attuale - se la prende con una procura siciliana per delle telefonate che tutti - compreso lui - considerano irrilevanti ( perche' prendersela cosi', ci chiediamo)!, be', non c'e' da stupirsi allora che la Direzione Investigativa Antimafia creata dal giudice Falcone... stia lentamente sprofondando nell'oblio.
La DIA - chiariamolo subito - fu voluta proprio dal magistrato Giovanni Falcone, cio' per poter affiancare alla magistratura un nucleo stretto e preparato di poliziotti in grado di competere con le logiche delle cosche criminali.
Quest'organismo, tra il 2009 e il 2011, ha sequestrato beni per un valore di 5,7 miiardi di euro, confiscandone altrettanti per un complessivo di 1,2 miliardi.
Soldi che si sono riversati, tra le altre cose, nel Fondo Unico per la Giutizia, e che dunque sono finiti nelle casse statali.
Le operazioni della DIA, vista la putrefazione dell'attuale casta politica, sono diventate talmente scomode che si sta procedendo lentamente ma costantemente alla sua demolizione, cio' per poter delinquere con maggiore liberta'... e soprattutto tutela.
Oltre alla famosa trattativa Stato-Mafia, la DIA si sta occupando anche di altre operazioni, come per esempio la cosiddetta operazione "Breakfast" - che coinvolge elementi di spicco della Lega Nord - o ancora l'operazione "Doma", nella quale sono coinvolti politici di spicco di ogni colore politico.
Insomma, la DIA fa davvero paura alla casta e, dato che nessuno vuol prendersi la responsabilita' di annullarla con un colpo di spugna, ecco che la si sta sabotando piano piano.
In primis, si sta colpendo il trattamento economico del personale : il cosiddetto "Trattamento economico aggiuntivo ( tea ) - compenso chiamato anche "indennita' di cravatta" e che corrispondeva a circa 250 euro netti mensili in busta paga - dapprima e' stato ridotto nel 2011 al 35%, poi e' stato improvvisamente bloccato.
Molti sottufficiali e ufficiali hanno fatto ricorso all'Avvocatura dello Stato, e ora dovranno essere risarciti con un importo comprensivo di interessi di mora.
Il taglio al 35%, pero', rimane e quello nessuno lo vuole cancellare.
Ma le sorprese non finiscono qui: il bilancio generale della DIA e' passato dai 28 milioni di euro nel 2001 ai 9 milioni nel 2012!
Il risparmio tocca anche il personale: la legge istitutiva del'ente, infatti, prevede personale tra le tremila e quattromila unita', ma attualmente la DIA consta solo di 1400 unita' al suo interno.
Ma non solo: anche se la legge istitutiva prevede concorsi pubblici per accedervi, dal 1992 - e' una coincidenza? - vi si accede solo per "chiamata diretta", il che in Italia... e' tutto dire.
Insomma, l'obiettivo, come ha ribadito anche l'Onorevole Antonio Di Pietro, e' quello di smantellare l'isituto che per eccellenza combatte la criminalita' dei colletti bianchi, cio' privandolo completamente di senso ed eliminando risorse e personale altamente qualificato.
Una cosa e' pressoche' certa: questa casta politica - che da anni, ormai, sembra piu' essere una "cosca" - sta diventando sempre piu' disperata: queste manovre, infatti, vanno inquadrate come disperati ma pericolosi tentativi di mantenere lo status-quo, proprio come lo e' - e' evidente - l'accanimento politico-mediatico nei confronti dell'unica forza... che in questo momento e' fuori dalla casta, ovvero il tanto "vituperato" Movimento 5 stelle.

Fonte immagini: google
Fonte dati: il mondo.it, fatto quotidiano.





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