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Gabriele Sannino
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L'evasione fiscale delle multinazionali



L'evasione fiscale non riguarda solo il "contante" come Report ci ha "insegnato" e come in genere si pensa: anzi, dato che il denaro contante e' un estrema minoranza rispetto al denaro scritturale - o meglio virtuale - e' naturale che su quest'ultimo si concentri la maggior parte dell'evasione, attraverso vari espedienti contabili di cui le multinazionali sono sempre piu' esperte e soprattutto protagoniste.
Le imprese multinazionali, infatti, proprio per via della loro presenza trasversale in piu' nazioni, e' come se fossero dappertutto ma nel contempo da nessuna parte. Specie dal punto di vista fiscale.
Aziende come Pepsi, Starbucks, Apple, Intel sono molto attente alla loro immagine, ma quando si tratta di fiscalita' e di pagare le tasse sono altrettanto attente ad eludere certi meccanismi.
Secondo gli esperti fiscali internazionali, Apple, per esempio, ha pagato nel 2011 la miseria di 130 milioni di dollari - circa 102 milioni di euro - rispetto a 13 miliardi di dollari DICHIARATI.
La Microsoft ha pagato 1,7 miliardi a fronte dei 15 guadagnati, mentre Amazon, solo in Europa, ha dichiarato utili per appena 20 milioni di euro contro un giro mondiale di affari stimato intorno ai 38 miliardi di euro.
I trucchi contabili sono quasi sempre gli stessi: si crea una complicata rete di societa' affiliate, consociate e reti di vendita a livello internazionale, in modo da confondere volutamente gli ispettori fiscali di un determinato paese.
La tattica piu' sfruttata e' quella di spostare gli utili e i costi nei paesi dove la tassazione e' maggiore - dunque imprese in rosso che in un determinato paese non pagheranno tasse - portando invece gli utili in tutti quei paesi dove il regime di tassazione e' vicino se non prossimo allo zero.
Dato che secondo l'Ocse - l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico - il 60% del commercio mondiale passa ormai per questi monopolisti internazionali autorizzati, si pu ben immaginare, quindi, il lutto economico per tutte o quasi le casse degli Stati.
La tassazione, in buona sostanza, viene proiettata sempre piu' sulla piccola e media azienda, la quale non riesce a competere con i "giganti economici" dai prezzi ma soprattutto dalle tasse stracciate.
Altri metodi di elusione sono i diritti di licenza d'uso - una consociata che sfrutta il nome della multinazionale e versa parte dei ricavi dove conviene alla "casa madre" - i diritti sui marchi depositati e i brevetti - piu' o meno stesso principio - nonche' il trasferimento dei ricavi nei paradisi fiscali.
Per risolvere questa situazione, si dovrebbero in ambito europeo almeno stabilire degli standard comuni su fiscalita', interessi, diritti di licenza d'uso - in pratica una vera e propria unione fiscale - ma i governi e le istituzioni europee sono piene di "infiltrati" pagati profumatamente dalle multinazionali affinche' niente di tutto cio' possa mai accadere.
Si calcola che "l'ottimizzazione fiscale" di queste imprese rubi agli Stati europei ogni anno qualcosa come almeno 20 miliardi di euro: ora, se si pensa che i centri commerciali sono sempre di piu' le vetrine o meglio il "salone espositivo" delle multinazionali, siamo tutti partecipi - di fatto - di una mega anzi gigantesca evasione fiscale.


Fonte dati: Internazionale
Fonte immagini. Google



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