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Gabriele Sannino
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La misteriosa morte di Hugo Chavez



Hugo Chavez era sicuramente il classico "leader maximo" imbevuto del culto della personalita': strade, opere architettoniche, palazzi e statue che riportano il suo nome e la sua effigie ne sono la prova evidente.
Se ci si ferma pero' a questo aspetto, non si riesce a vedere oltre la solita cortina di fumo: Ugo Chavez, infatti, nei suoi 15 anni di presidenza e dunque di direzione del Venezuela, e' riuscito la' dove tutti i suoi predecessori hanno fallito, ovvero distribuire la ricchezza del paese - proveniente per il 95% dal petrolio - diminuendo drasticamente la poverta' attraverso una politica meramente socialista e "popolare".
Chavez era amatissimo dal popolo: le sue politiche di assistenza nei confronti dei piu' deboli, nonche' l'autarchia del paese - fieramente orgoglioso di essere indipendente dal "tiranno americano" - lo hanno reso un leader carismatico amato e al tempo stesso "perdonato" per molti dei suoi eccessi.
L'ipotesi del complotto degli USA per ucciderlo, per chi vi scrive, non e' del tutto campata in aria: del resto, anche se Chavez era malato da tempo, considerando che le tecnologie sconosciute - virus e malattie correlate - sono forse ancora di piu' rispetto a quelle note alle masse, e considerando che gli Stati Uniti hanno fatto qualunque cosa in loro potere per eliminare Chavez in quanto "scomodo" per le multinazionali e quindi per i veri padroni del pianeta ovvero i banchieri che le possiedono, un dubbio puo' pure venire.
Per chi non lo sapesse, ci sono diversi modi in cui gli Stati Uniti - o meglio i banchieri che lo guidano - cercano di "sottomettere" i paesi che interessano loro economicamente per via delle risorse: tra la guerriglia - pagare cioe' dei mercenari che mettono a ferro e fuoco un paese affinche' il leader si dimetta, come oggi accade in Siria - e i sicari economici - ovvero quelli che fanno offerte ai leader neoeletti in cui in una borsa... ci sono fior di soldi e in un'altra fior di pallottole - fino all'eliminazione fisica del leader - che se non tradito dai suoi accoliti e servizi pero' diventa comunque ardua - una delle possibili opzioni resta perfino quella dell'avvelenamento o di una "malattia inoculata".
Conoscendo dunque i precedenti degli Stati Uniti - l'elenco dei paesi minacciati e' lunghissimo - le parole del vice e delfino Maduro non mi hanno sconvolto neanche per un secondo.
Ma veniamo alla questione economica, purtroppo sempre preminente: secondo la British Petroleum, la riserva petrolifera del Venezuela e' la riserva piu' grande del pianeta, con circa 297 milioni di barili contro i 266 dell'Arabia Saudita.
A tal proposito, Chavez aveva fatto sapere che la produzione di greggio era ancora in crescita, e che avrebbe toccato picchi di 6 milioni di barili al giorno entro il 2019.
La cosa piu' interessante in tutto questo e' che a gestire il petrolio non e' un ente privato - che si intasca tutto e che alla fine rivende il petrolio perfino ai cittadini sul territorio - ma un ente pubblico, ovvero il PDVSA, proprietario al 50% perfino della compagnia americana Citgo, che possiede il "know how" per estrarre il petrolio dal sottosuolo.
Il petrolio venezuelano, inoltre, e' anche piu' economico e competitivo di quello saudita, questo perche' la moneta venezuelana deprezzata - svalutata - fa si' che un barile costi 103 dollari rispetto ai 110 di quello dei paesi dell'OPEC.
Il problema, dunque, e' come verra' gestito ora il petrolio visto che Chavez lo voleva pubblico e di proprieta' dei cittadini: se il petrolio divenisse privato, le condizioni delle fasce piu' deboli peggiorerebbero vistosamente dato che lo Stato non avrebbe piu' gli introiti che ha adesso e che gli consentono un alto livello di redistribuzione e un - correlato - basso livello di tassazione.
Obama ha gia' fatto sapere che con la morte di Chavez si apre un nuovo capitolo per il Venezuela; dato che quest'uomo e' un burattino di Goldman Sachs e dei poteri forti, c'e' molto di cui preoccuparsi, soprattutto c'e' da giurare che si riferisse proprio alle immense risorse di questo bellissimo paese.

Fonte dati: International Business Time.
Fonte immagini: Google.





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