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Gabriele Sannino
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La medusa immortale e anti-cancro



Il suo nome scientifico e' Turritopsis dohrnii ed e' grande solo pochi millimetri. La sua scoperta risale al 1988, ed e' opera del biologo marino tedesco Christian Sommer, il quale, al tempo, si trovava a Rapallo, in Liguria, per condurre una ricerca sugli idrozoi, piccoli invertebrati che, a seconda del loro ciclo vitale, diventano meduse o coralli morbidi.
Sommer fu il primo biologo a scoprire che la medusa in questione si comportava in modo assolutamente anomalo: essa infatti si rifiutava di invecchiare, anzi ad un certo punto... invertiva letteralmente il suo ciclo vitale, fino a raggiungere il primo stadio di sviluppo!
La Turritopsis dohrnii, non a caso, e' stata battezzata medusa Benjamin Button.
Quest'incredibile scoperta non ha suscitato nessun interesse particolare nella comunita' scientifica, e questo perche' l'attuale cartello farmaceutico mondiale continua a vivere e a prosperare sulle malattie e sulle cure, evitando tutte le situazioni di "drastica guarigione" che potrebbero invece a rovinare gli "affari".
Oggi si e' finalmente capito che il ringiovanimento della medusa avviene attraverso un processo che e' detto "transdifferenziazione", ovvero le cellule della medusa, davanti a una situazione di stress ambientale o aggressione fisica, si trasformano in cellule di altro tipo, cambiando la forma dell'animale - che diventa quasi un'ameba - e permettendole un ringiovanimento attualmente impossibile per qualunque altra specie vivente.
Nonostante queste meduse si siano ormai diffuse in tutti i mari del pianeta - un giorno, vista l'apocalisse ambientale in atto, mi sa che sopravviveranno solo loro! - c'e' un solo scienziato che le sta studiando in modo incessante, dedicando loro tutta la sua esistenza: l'uomo e' il dottor Skin Cubota, vive a sud di Kyoto, in Giappone, ed e' ormai considerato il padre putativo della Turritopsis dohrnii.
Egli ha piu' volte spiegato che come tutti gli idrozoi, questa medusa attraversa due stadi principali, quello di polipo e di medusa.
Il primo somiglia a un ciuffetto di aneto, con dei peduncoli che terminano con delle gemme: quando queste gemme si gonfiano escono delle vere e proprie meduse, le quali, come si sa, sono formate da una cupola a forma di campana e da una serie di tentacoli.
Autore di saggi e articoli sull'argomento, Kubota studia questi invertebrati non solo per il fattore immortalita' e longevita' ma anche per il trattamento del cancro, cio' perche' i micro RNA - una sorta di interruttori cellulari che se spenti possono provocare l'impazzimento delle cellule - restano fondamentali non solo per capire la genesi di tutti i cancri ma anche per la formazione delle staminali.
Egli ha piu' volte dichiarato che l'uomo non meriterebbe affatto ne' l'immortalita' ne' tantomeno la longevita', e questo perche' il suo bassissimo livello di consapevolezza spirituale e' tale che senza la specie umana il pianeta sarebbe un'oasi pacifica e soprattutto tranquilla.
Kubota comunque continua da una vita a lavorare sulle meduse, in quanto persuaso che le piu' grandi scoperte scientifiche, a volte, arrivino proprio da animali che non hanno niente a che fare con l'uomo: si pensi per esempio alla penicillina scoperta da Alexander Fleming, tutti sanno ormai che si ricava da una muffa!
Negli ultimi anni, Kubota ha fatto ulteriori importanti scoperte: per esempio ha capito che certe condizioni come la fame, una campana troppo grande o una temperatura dell'acqua inferiore ai 22 gradi inibiscono il ringiovanimento delle meduse.
Inoltre e' sempre piu' convinto che il segreto dell'immortalita' sia proprio nei tentacoli, anche se la sua intuizione deve ancora essere corroborata dai fatti.
Insomma, potremmo essere sulserio davanti a una svolta per la nostra civilta': peccato che l'umanita' sia talmente immatura - e in troppi casi avida - da ignorare tutto cio' che potrebbe darci un benessere definitivo... e questo per il solo e semplice fatto che non c'e' abbastanza "business".
La verita' che proprio non si riesce a dire e' che la nostra mentalita' ci portera' dritti dritti verso l'estinzione.


Fonte immagini: Google
Fonte dati: Internazionale





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