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Gabriele Sannino
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La primavera dei turchi



A differenza degli altri paesi arabi dove la liberta' di espressione e' repressa da secoli, la Turchia - pur se tra mille difetti - conserva una lunga tradizione di modernismo, laicita', pluralismo e democrazia.
Quello che sta accadendo in questi giorni in Piazza Taksim, dunque, per salvare il parco Gezi dalla cementificazione di una moschea e di un centro commerciale, e' solo un pretesto per ripristinare un modello laico e secolarizzato, modello che il partito dell'attuale premier Recep Tyip Erdogan sta lentamente erodendo dopo aver vinto piu' volte le elezioni dichiarandosi un leader moderato e di "tutti".
Le riforme costituzionali del partito della giustizia e dello sviluppo di Erdogan (AKP) hanno lentamente ma costantemente accentrato i suoi poteri, e la decapitazione dello stato maggiore - pronto ad effettuare un colpo di Stato per eliminare proprio il vecchio leader - ha spaventato tutto o quasi il popolo turco, il quale si e' trovato a temere una deriva autoritaria davvero inconsueta per questo paese.
Una riforma fra tutte e' stata proprio la messa sotto tutela dell'esercito - da sempre garante della laicita' del paese - facendolo dipendere proprio dalle autorita' civili.
All'inizio la cosa e' perfino piaciuta alla gente (del resto siamo nel 2013!) ma quando Erdogan si e' messo al posto dei militari bloccando il processo di democratizzazione della nazione, le convinzioni della massa sono cambiate radicalmente.
La successiva abolizione del divieto di indossare paramenti religiosi nelle istituzioni pubbliche, il divieto di bere alcool durante le ore notturne e il tentativo di vietare l'aborto e la pillola del giorno dopo ha definitivamente convinto il popolo turco a reagire: la protesta quindi e' esplosa non appena si e' presentata l'occasione.
Ancora una volta sono stati i social network a fare da "collante" per creare una presa di coscienza collettiva e portare la gente in piazza, e questo perche' i media ormai - un po' come da noi - sono controllati totalmente o quasi dal sistema politico, quindi fanno solo una strisciante propaganda.
Eppure - si dira' - Erdogan e' stato eletto per ben tre volte: ebbene, dopo le elezioni del 2011, aveva promesso che sarebbe stato ancora una volta un leader moderato; il suo famoso "discorso del balcone" lo ricordano proprio tutti nela grande Turchia.
Il cambiamento di Erdogan, dunque, puo' essere visto come un tentativo disperato di mantenere il potere, visto che all'interno del suo stesso partito ci sono stati tradimenti e abbandoni: il punto ormai e' che il Premier ha talmente passato il limite che il popolo non potra' piu' perdonargli niente, soprattutto se la violenza e la repressione continueranno.
Scrittori e artisti oggi sono processati in Turchia non appena offendono i valori religiosi o "oltraggiano" la loro nazione: cosa inimmaginabile fino a qualche anno fa.
L'attuale Premier, infine, e' arrivato perfino a convocare i giornali ad Ankara per spiegare loro quali sono i confini che non devono oltrepassare.
Dal canto suo, Erdogan puo' contare solo sull'appoggio di una classe minoritaria capitalista e fortemente religiosa, classe che in questi anni ha alzato la testa e si e' presentata dappertutto nelle televisioni per gridare al paese le loro assurde quanto deliranti idee fondamentaliste.
Insomma c'e' da sperare che quest'uomo rinsavisca e si dimetta, o che qualcuno all'interno del suo entourage lo riporti, costi quello che costi, con i piedi per terra: la cosa piu' giusta di tutte sarebbe che i poliziotti - ovvero cittadini in divisa, nient'altro! - smettessero in blocco di fare la guerra ai loro stessi concittadini, e questo perche' le ragioni dei dimostranti sono le loro stesse ragioni e quelle delle loro famiglie.

Fonte dati: Internazionale.
Fonte immagini: Google.




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