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Gabriele Sannino
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I misteri della Samsung



La Samsung e' la prima multinazionale elettronica al mondo per quantita' di ricavi.
Il suo presidente Lee ha trasformato un'azienda che negli anni '90 produceva televisori di seconda fascia in una delle multinazionali piu' potenti del mondo, e cio' puntando solo ed esclusivamente sulla qualita' dei prodotti e sull'innovazione.
L'azienda ha avuto la sua esplosione grazie agli smartphone, di cui si conferma tuttora leader mondiale: secondo la societa' di ricerche Strategy Analytics, nei primi tre mesi del 2013, sono stati venduti qualcosa come 99,4 milioni di super telefoni, ovvero una quota del 33% del mercato.
Le strategie della Samsung sono proprie di tutte le altre multinazionali: in pratica, prima si produce un componente costoso ed essenziale per un'altra multinazionale - che produce quindi prodotti merceologici simili - poi si tenta di carpirne il processo di formazione fino ad arrivare alla produzione, inserendovi delle novita' che distinguano in qualche modo l'intera linea del brand.
Nel 2012, la Samsung ha destinato 21,5 miliardi di dollari alle spese per investimenti, piu' del doppio della Apple, ovvero la sua principale concorrente.
Proprio a causa di queste strategie di penetrazione commerciale, la Apple ha fatto causa all'azienda coreana per una serie di violazione dei brevetti, dalla forma del telefono al modo in cui lo schermo "rimbalza", e per tutta risposta Samsung ha risposto - come in genere si fa in questi casi - con una contro-denuncia.
Nell'agosto del 2012, l'azienda di Cupertino si e' aggiudicata dalla concorrente coreana un risarcimento di un miliardo di dollari, anche se il caso attualmente e' in appello e il giudice ha gia' dimezzato il risarcimento.
Comunque vadano le cose, la strategia delle multinazionali e' e rimarra' questa, dunque e' normale che la Samsung cerchi di capire come lavorano i concorrenti cosi' come fanno i suoi competitor.
Quando il mercato della telefonia mobile non sara' piu' redditizio come adesso, l'azienda coreana dovra' entrare per forza di cose in un altro settore: a tal proposito, alla fine del 2011, la Samsung ha gia' annunciato che investira' venti miliardi di dollari entro il 2020 per sviluppare competenze in apparecchiature mediche, ma non solo, anche pannelli solari, illuminazione led, biotecnologie e batterie per auto elettriche.
Attualmente, il fiore all'occhiello della produzione resta lo smartphone Galaxy: il suo sistema operativo, detto Android, e' un sistema open source liberamente accessibile da qualunque altro produttore.
Gia'. Ma dove sono i coni d'ombra in un'azienda cosi' innovativa e dinamica?
Semplice, proprio come la Apple - ho pubblicato a tal proposito un articolo su di essa non molto tempo fa - il problema restano le condizioni degli operai in Cina e negli altri paesi asiatici, condizioni che sono davvero tristi se non miserabili.
Si parla di lavoro minorile, condizioni indecenti di igiene, ore di straordinari non retribuite, nonche' di un regime "marziale" all'interno di tutte le fabbriche produttrici: insomma, sempre la stessa storia.
La Samsung respinge tutte le accuse, anche se ammette che alcuni fornitori fanno lavorare i propri dipendenti oltre l'orario consentito.
L'azienda, comunque, ha promesso di fare chiarezza e mettere fine a questa storia entro la fine del 2014.
Quando la Apple qualche anno fa si trovo' nelle stesse condizioni, si impegno' a pubblicare un elenco di fornitori ufficiali che non sfruttavano piu' gli operai: ebbene, nell'ultima relazione dell'azienda del mitico Steve Jobs sembra che si siano risolti molti problemi, anche se scavando piu' in fondo... si scoprono ancora molte macchie.
L'associazione sindacale cinese "China Labour Watch" nel frattempo ha rivelato e continua a rivelare diverse situazioni di vero e proprio sfruttamento per le produzioni della Samsung: il colosso coreano, dal canto suo, si augura solo che vengano rispettati gli standard minimi lavorativi.
Troppo poco, ma del resto siamo in Cina e qui lo sfruttamento e' una consuetudine accettata perfino dagli stessi lavoratori, in quanto solo in questo modo possono produrre "per l'intero pianeta o quasi".
Insomma, il regno delle multinazionali, ancora una volta, si conferma un regno di luci ma soprattutto di ombre.
Le multinazionali, checche' se ne dica, non solo distruggono la concorrenza creando monopoli mondiali, ma disumanizzano l'uomo e di conseguenza la sua vita.
L'unico valore che ci resta - se cosi' si puo' dire - in un sistema simile, e' proprio quello del denaro, "valore" che in un mondo piu' umano dovrebbe essere solo e semplicemente un mezzo.
Insomma, fin quando contera' il denaro piu' del benessere degli uomini le conseguenze non potranno che essere queste: I sistemi sociali, che siano mondiali o meno poco importa, non potranno che essere questi.
Quello che accade e' colpa del sistema, certo, ma e' anche un po' colpa nostra, soprattutto della nostra indifferenza.




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