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Gabriele Sannino
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Dire NO a qualsivoglia privatizzazione



I camerieri della finanza europea e internazionale - Letta e company, tanto per capirci - invadono ormai ogni giorno gli schermi televisivi nostrani, parlando letteralmente di amenita' - per questo sistema - quali crescita, riforme, risparmi e soprattutto, negli ultimi tempi, privatizzazioni.
In quest'ultimo caso, infatti, e' come se un capofamiglia annunciasse ai suoi parenti che per pagare i propri debiti si e' costretti a mettere mano a tutti i propri beni, senza pero' riconoscere che perfino il proprio stipendio (l'entrata principale) e' in realta' un debito da restituire con tanto di interessi.
Ma veniamo al dunque: Letta ha annunciato trionfante che con un decreto un'altra azienda pubblica - sana e che produce utili all'Erario, quindi a tutti noi - sara' "messa sul mercato" e quindi privatizzata al 40% (si inizia sempre cosi', dalle cosidette "quote di non controllo) e questo per poter pagare il "nostro" famigerato debito pubblico.
La collocazione in borsa di Poste Italiane, in sostanza, dovrebbe apportare allo Stato "guadagni" immediati per un valore di 4 miliardi, portando - pensate - il nostro debito pubblico da 2068 miliardi circa a 2064 miliardi. E tutti i giornali e i media di regime a celebrare questa profonda "scemenza economica", senza obiettare minimamente quanto su esposto!
Anche perche' la privatizzazione, come i piu' informati gia' sanno, si traduce si' in un "guadagno" immediato per le casse dello Stato, ma alla lunga comporta mancanza di entrate e perfino - in alcuni casi - il fallimento delle stesse aziende, come e'avvenuto per esempio per Telecom Italia spolpata letteralmente da manager voraci che hanno saccheggiato in nome e per conto altrui.
E pensare che nel caso di Poste ci troviamo gia' di fronte a una S.P.A, cosa che ha portato ad un aumento delle tariffe in generale (un tempo completamente statali) nonche' a un iperbolico settore bancario inserito all'intreno di un contesto postale, settore che attualmente gestisce molte operazioni finanziarie non sempre trasparenti.
In questo caso - c'e' da scommettere - l'obiettivo sara' quello di scorporare definitivamente il settore recapiti da quello bancario - il secondo gia' preminente, ripeto! - mettendolo in mano ai privati con le conseguenze che gia' tutti noi conosciamo.
Quello che bisogna capire, una volta e per tutte, e' che la privatizzazione di un servizio pubblico e' una vera e propria guerra al cittadino, in quanto non solo lo si priva di un bene comune, ma con tutta probabilita' lo si tassera' indirettamente proprio perche' quello stesso srvizio - prima garantito - ora verra' gestito da un privato che aumentera' le tariffe e operera' dei tagli per guadagnarci sopra, non apportando, nella stragrande maggioranza dei casi, alcuna miglioria economica se non di facciata.
Ancora una volta, trattasi di un regalo ai mercati finanziari (alla finanza) nonche' di una totale vessazione dell'uomo comune, che assistera' passivo e soprattutto confuso alla spoliazione dei beni collettivi, e questo perche' media compiacenti ai VERI poteri gli urleranno che e' "cosa buona e giusta".
Il Decreto Privatizzazioni - il primo di quest'anno, c'e' da scommettere - riguardera' anche l'ENAV - Ente Nazionale Aviazione civile - ovvero un altro ente che si appresta ad essere privatizzato con quote di non controllo, e dove il Ministro dei Banchieri - pardon dell'Economia - Saccomanni ha dichiarato che si potra' ricavare qualcosa come un miliardo.
Per confondere i cittadini su queste sistematiche spoliazioni dei beni comuni, ovvio, non si fa altro che insistere sugli sprechi e sulle inefficienze degli stessi: ebbene, anziche' privatizzarli - visto che il privato alla fine pensa solo a guadagnarci quando a non far fallire la stessa azienda, ripeto - pensate a quanto sarebbe bello se lo Stato mettesse mano agli sprechi nelle sue stesse aziende. E che non si VUOLE farlo, altrimenti dopo l'alibi non regge piu'.
Lo schema comunque e' sempre lo stesso: o l'azienda pubblica e' sana e quindi si procede diretti e sicuri - come in questi casi - a svenderli ai privati che cosi' licenzieranno e taglieranno al fine di guadagnarci ancora di piu' (dato che ripeto, trattasi di aziende sane) oppure prima si lascia fallire o quasi l'impresa pubblica e poi la si mette all'asta per svenderla a un privato, che cosi' fara' ancora peggio, magari operando ulteriori ulterori tagli oppure optando per un definitivo smantellamento.
Non e' neanche impossibile che lo smantellamento avvenga quando l'impresa produca ancora utili, anche se questo caso e' un po' piu' raro, imsomma dipende sempre e solo da meri calcoli di redditivita'.
Citando Beppe Grillo in suo post dal titolo "NO alle Privtizzazioni: "Invocare la privatizzazione per incapacita' manifesta nella gestione della cosa pubblica e' spacciato da questi cialtroni, con la complicita' dei media, come un segno di progresso. Distruggono un bene pubblico sotto la loro responsabilita' e alla fine, invece di togliersi dai coglioni, lo vendono agli amici degli amici."
Diretto, forse un po' troppo e' vero, ma pur sempre efficace.




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