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Gabriele Sannino
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Il lavoro e' senza futuro



La prima parte del Job Act approvata il 12 marzo 2014 dal Consiglio dei Ministri prevede misure che, per chi vi scrive, vanno in direzione opposta rispetto all'obiettivo di stabilita' lavorativa cui tutti gli esseri umani, ad un certo punto della loro vita e carriera, semplicemente anelano.
Vengono infatti innalzati da 12 a 36 mesi i contratti a tempo determinato senza causale, ovvero quelli dove non si deve specificare il motivo dell'assunzione, anche se questa tipologia contrattuale non puo' superare il 20% del totale dei dipendenti di un'azienda. Ma non solo, i contratti a tempo potranno essere modificati massimo otto volte nell'arco di tre anni; cade anche l'obbligo di pausa tra un contratto e un altro, e si potranno assumere nuovi apprendisti non confermando i precedenti e con uno stipendio pari al 35% della retribuzione del normale livello contrattuale di inquadramento; infine, sara' abolito il cosiddetto Durc, (Documento Unico di Regolarita' contributiva) alias un documento contrattuale partorito dalle aziende nei confronti dell'Inps, Inail e Cassa Edile che verra' compilato via internet.
A pensarci bene, pochissima roba in un paese in cui il 40% dei giovani e' disoccupato. E se si considera la sottoccupazione dovuta proprio alla precarieta' del lavoro (che e' una specie di mezza disoccupazione perenne, economica, sociale e soprattutto morale) be' allora le percentuali si fanno davvero vertiginose, quando non faraoniche.
Sempre il 12 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge-delega che riguarda la riduzione delle tipologie contrattuali a tempo determinato (come se ridurre le etichette equivalesse a ridurne la portata) nonche' sussidi di disoccupazione e salario minimo ( quest'ultimo gia' previsto dalla riforma Fornero) e infine tutele per le donne in maternita', solo che questo tipo di legge dovra' essere discussa prima dal Parlamento per poi essere tramutata in legge delega ed essere attuata dal Governo entro tempi contingentati.
Dunque si allunghera' l'iter di approvazione e con esso i tempi.
Si assiste insomma - inerti - ad un'ulteriore flessibilizzazione del lavoro, cercando di mettere un limite che alla fine, pero', resta solo nelle parole.
E' notizia di oggi che la Nestle' in Italia - per rimanerci - chiede la flessibilizzazione di tutti i contratti a tempo indeterminato, mentre la famigerata Elecotrlux sta gia' delocalizzando nei fatti la parte intellettuale delle sue filiali.
In buona sostanza, visto il contesto economico internazionale in cui viviamo e a cui nessuna riforma puo' opporsi, per i giovani le porte girevoli del lavoro aumenteranno ancora di piu', e il fatto di creare dei contratti brevi di quattro, cinque mesi non aiutera' neanche le donne in gravidanza, le quali non dovranno neanche piu' firmare le famose dimissioni in bianco... in quanto bastera' loro rifilare un contratto di pochi mesi e mandarle via non appena aspettano un bambino.
Siamo alle solite: il modello del "cittadino globale" insomma, vuole che lavori come un negro, fai tutto quello che ti capita nonostante i titoli di studio (che peraltro accumuli sempre di piu', tipo lauree, master, corsi post universitari, specializzazioni, corsi di qualunque tipo) anche se alla fine ti ritrovi precario e fuori eta', e la colpa e' anche tua, magari perche' non ti sei saputo "vendere" abbastanza.
Come si sa, i centri per l'impiego oggi non hanno piu' niente da offrire: il lavoro - e' inutile girarci intorno - non c'e' piu', e questo perche' con la globalizzazione, la crisi, le tasse, l'euro ( che e' una moneta fortissima, la piu' forte del pianeta!) le imprese si sono polverizzate, lasciando il campo ad un'invasione di prodotti stranieri le cui filiere di produzioni sono pressoche' sconosciute.
Siamo arrivati al punto che andare all'estero e' quasi obbligatorio, specie se la tua famiglia (il vero e unico ammortizzatore sociale rimasto) non c'e' piu' o non puo' far fronte alle tue esigenze: e anche li', all'estero, se non hai un curriculum soddisfacente perche' magari per mille e piu' motivi non hai potuto accumulare un'infinita' di titoli ( e anche se lo hai fatto non vuol dire che tu sia bravo da un punto di vista pratico) ti puoi ritrovare a partire dal basso facendo lavori "umili"... che qui sono spariti allo stesso modo.
Insomma, in questo gioco crudele che e' l'economia attuale, la precarieta' del lavoro diventa precarieta' di vita e ti porta - in alcuni casi - lontano da tutto, dai tuoi affetti, dai tuoi amori, dalla vita che hai sempre vissuto fino a ieri.
Di questo ovviamente dobbiamo ringraziare i mazzieri del sistema, ovvero i banchieri mondiali che ci prestano denaro dal nulla e che ora hanno smesso di farlo - rivogliono i loro soldi del monopoli! - nonche' i loro politici lecchini.
Ebbene, se il progetto del cosiddetto "Nuovo Ordine Mondiale" fosse vero - me ne convinco sempre di piu', almeno da un punto di vista economico e quindi politico - allora il Job Act va esattamente nella giusta direzione: tutti dobbiamo cercare di lavorare (sempre di piu') ma essere perennemente alla canna del gas e essere licenziabili da un giorno all'altro. In poche parole dobbiamo essere degli schiavi salariati che pagano sempre piu' tasse, niente di piu' niente di meno.
Ebbene, se questo e' il progetto, farlo avverare sara' anche - e forse solo - una nostra terribile colpa.

Fonti: lavoce.info, il Fatto Quotidiano.



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