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Gabriele Sannino
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La soluzione alla crisi e' l'evoluzione



Parliamoci chiaramente: il modello capitalistico globale, fatto di denaro che nasce come debito e che produce sempre piu' tasse che servono solo a ripagarlo con tanto di interessi non e' piu' sostenibile. Il crollo del sistema infatti e' inevitabile, e non bastera' inscenare un nuovo conflitto globale - anche questa volta - per asfaltare tutto e accentrare ancora di piu' il potere nella mani di pochi (proprio come e' gia' avvenuto nei due precedenti conflitti). La gente non lo accettera' piu', dato che ha capito quali sono i VERI interessi in ballo, e non si lascera' piu' fregare dalla propaganda. Almeno non tutti.
Oggi il mondo ha bisogno, piu' che mai, di un nuovo modello economico, politico, sociale e culturale, un modello che non puo' piu' essere rimandato, e che viene ritardato solo dall'elite finanziaria globale che vuole preservare lo status quo a tutti i costi, con la complicita' dei loro accoliti politici e giornalisti.
Ho gia' affrontato ampiamente questi temi nel mio ultimo libro titolato "Un'economia piu' umana", ma voglio ritornarci perche' la questione fondamentale e' proprio questa, ovvero ricostruire un nuovo modello sociale in quanto oggi, tutt'intorno, ci sono solo macerie, anche se i telegiornali di regime sparsi per il pianeta affermano ancora il contrario.
Pensateci bene: cosa e' diventato il lavoro se non schiavitu' e affanno? E cosa e' il capitale, se non una cifra creata dal nulla sul PC capace di violentare la vita di miliardi di persone... che non hanno la possibilita' di accedere a quelle cifre virtuali? Nel film "In time" interpretato - tra gli altri - dall'attore e cantante Justin Timberlake, il protagonista e la sua eroina combattono un sistema dove non e' il denaro ad essere creato dal nulla, ma il tempo: ogni cittadino di quella societa', cioe', ha un marchio sul braccio che indica il tempo che gli resta da vivere, e per ogni operazione che fa durante il giorno - tipo andare al supermercato, prendere un tram ecc - una porzione di tempo gli viene decurtata. Allo stesso modo, lavorando, si accumula il tempo utile che poi verra' speso nelle varie necessita'. Il risultato e' un tipo di societa' a dir poco malata, dove tanti poverissimi corrono sempre di piu' - anche perche' i "prezzi temporali" aumentano sempre e bisogna racimolare piu' tempo possibile - mentre i pochi ricchi che ci sono hanno milioni di anni a disposizione che hanno accumulato, in alcuni casi, attraverso veri e propri inganni, furti o espedienti vari.
Insomma il film e' una metafora perfetta della societa' attuale, naturalmente se si cambia il fattore tempo col denaro, cosa che secondo il famoso luogo comune sono gia' la stessa cosa.
Ad ogni modo, vivere come criceti in una gabbia (come stiamo facendo) e' una nostra scelta, una mortificazione accettata e voluta: finche' non cresceremo informandoci diversamente, finche' rimarremo ignoranti sulle dinamiche sociali davvero importanti e non ci faremo le domande giuste... allora saremo e resteremo semplicemente degli animali in gabbia.
Beppe Grillo nel suo ultimo Tour "Te la do' io l'Europa" ha spiegato chiaramente che dobbiamo creare - una volta e per tutte - una vera comunita', perche' solo cosi' potremo uscirne. Ma non solo, egli ha anche affermato che "noi non siamo dipendenti dal lavoro, ma dal reddito che da esso ne deriva", proprio come i protagonisti del film dipendevano dal tempo che veniva accreditato loro attraverso lavori sempre piu' umilianti e, perche' no, sempre meno pagati.
Sono sempre di piu' le voci che parlano, per esempio, del cosiddetto reddito di cittadinanza: per alcuni movimenti - i cosiddetti antroposofici - si parla addirittura di reddito di esistenza. In pratica, come cittadino ho diritto ad un piccolo salario mensile... che mi deve consentire almeno di mangiare. Naturalmente l' importo deve essere tale da non scongiurare le attivita' economiche - paralizzandole - anche se allo stesso modo bisogna garantire la giusta dignita' a ogni essere umano affinche' non debba correre piu' come i protagonisti del film.
In Svizzera il sociologo Bernard Kundig (che lo ha proposto) ha dichiarato che "con il reddito di base i cittadini sarebbero sollevati dalla necessita' di trovare un lavoro, peraltro sempre piu' raro".
Insomma dovremmo tutti capire che il vero potenziale di un essere umano non lo si esprime "lavorando per vivere", ma attraverso la sua creativita', e soprattutto attraverso una vera liberta' che tutti noi oggi non abbiamo. Il concetto di lavoro in se', quindi, va svilito, nel senso che la vita va vissuta prima di ogni cosa "vivendo se' stessi, le proprie relazioni e le proprie passioni," e non costringendoci a un'attivita' forzata pur di arrivare a fine mese o peggio ancora accumulando denaro virtuale.
Nel suo libro "la via d'uscita", Nicolo' Giuseppe Bellia parla di una neofiscalita' da applicarsi invece non ai redditi o ai beni come accade oggi, ma all'intera massa monetaria che c'e' in circolazione: in buona sostanza, e' come se una parte stessa della moneta venisse ritirata dal "sistema" sotto forma di imposta per riuscire a garantire la spesa pubblica della comunita', mentre allo Stato spetterebbe - principalmente - il compito di stabilire la massa monetaria magari in modo elettronico, cosi' che tutto il denaro diventi tracciabile. Lo stato poi garantirebbe anche il reddito di esistenza, quello che Bellia chiama semplicemente "compenso sociale". Per arrivare a una tale rivoluzione, pero', bisogna sconfiggere prima di tutto la finanza globale che presta denaro virtuale con interessi ai popoli, cio' - se non altro - per restituire una vera dignita' ai cittadini come e' gusto che sia.
Insomma, con questa proposta, il cittadino smetterebbe di essere un contribuente, mentre la moneta non verrebbe continuamente deprezzata come adesso arricchendo i soliti noti.
Se vogliamo crescere come cittadini e superare l'attuale crisi "economica/sistemica", dunque, non dobbiamo fare altro che valutare questa o altre ipotesi "rivoluzionarie".
Si perche' siamo tutti d'accordo sul cambiare lo status quo, solo che dobbiamo ancora guardarlo in faccia per davvero - molti ancora non lo fanno - puntando a nuove soluzioni che facciano presa, prima di ogni cosa, su un significato della vita piu' autentico di quello attuale.
La vita e' un dono, ricordiamolo sempre, e non lo si deve sprecare "lavorando". Questa e' la vera follia, mentre tutto il resto sono solo futili e capricciose chiacchiere da talk.

Fonte dati: rivista Puntozero.



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