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Gabriele Sannino
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Il fenomeno delle social streets



C'erano una volta comunita' di vicini che non si scambiavano neanche uno sguardo e una parola, a stento si salutavano freddamente e frettolosamente.
Poi pero' sono arrivati i vicini della serie tv "Desperate Housewifes", i quali, tra incomprensioni, misteri e qualche volta delitti, erano sempre uniti sia nella buona che nella cattiva sorte.
E forse tutto questo ha ispirato piu' di qualcuno a nuove e concrete iniziative.
Da qualche tempo infatti, complice la crisi - che crea poverta' dappertutto - ecco il proliferarsi del fenomeno cosiddetto delle "social streets", comunita' di vicini che, oltre a scambiarsi il sale e qualche altra spezia, stringono vere e proprie amicizie, creando progetti di assistenza agli anziani, banche del tempo e baratto,insomma una nuova rete di solidarieta' che fino a ieri sarebbe stata semplicemente inimmaginabile.
Le piu' famose social streets d'Italia si trovano a Bologna e Milano, dove il tutto e' iniziato con un volantinaggio... intento a creare un embrione di comunita'.
Oltre a colazioni collettive una tantum e aperitivi settimanali, in queste famiglie si riscontrano gruppi di acquisto solidale di prodotti base come miele, olio, caffe', serate al cinema, gruppi di lettura, visite guidate a musei o parchi divertimento.
La banca del tempo, invece, serve a scambiarsi gratuitamente competenze facendo una programmazione settimanale o mensile delle attivita', mentre in alcuni casi si assiste a fenomeni di baratti di vestiti (specie di bambini) e bookcrossing, ovvero baratto o scambio di libri.
Ci sono perfino appuntamenti di running settimanale, in modo da stimolare nei vicini piu' sedentari una qualche attitudine allo sport (in questo caso in compagnia).
I social network sono utilizzati dalle social streets per creare annunci dove si cerca di tutto, da un idraulico a una bicicletta, e spesso - come avrete capito - ci si scambia favori senza pagare.
Gli appuntamenti pianificati dalle social streets sono davvero numerosi ogni settimana: cio' crea un ventaglio molto ampio di possibilita' a seconda dei gusti e delle attitudini dei partecipanti.
In un paese come il nostro, dove le liti condominiali che arrivano in tribunale sono decine di migliaia, le social streets, dunque, rappresentano non solo la riscoperta di un nuovo senso di comunita', ma anche la possibilita' di sgravare la giustizia di questioni annose che, molte volte, si risolverebbero con maggiore dialogo e disponibilita', unita a una minore chiusura nei propri recinti fisici e mentali.
Attaulmente, le social streets in Italia sono 165, e quelle in cantiere aumentano giorno dopo giorno. L'elenco e' sul portale socialstreet.it, creato da un certo Federico Bastiani, un 36 enne lucchese che, trasferitosi a Bologna, ha avuto questa brillante idea dato che dopo tre anni di permanenza nella nuova fitta' non conosceva praticamente nessuno dei suoi dirimpettai.
"Anche se le iniziative possono essere davvero molte, tra carsharing, babysitting, picnic, escursioni, running e via dicendo" spiega "basta partecipare minimamente a cio' che interessa, mostrandosi gentili e disponibili".
I molti disoccupati che ci sono in questo momento nel paese, dunque, potrebbero sentirsi molto utili in questi progetti: non solo potrebbero conoscere persone e fare qualcosa di utile per se' stessi e per gli altri, ma le nuove conoscenze potrebbero perfino aiutare loro a trovare un lavoro, dato che il passaparola e' ancora lo strumento in assoluto piu' utile per farsi assumere da qualcuno.
Dal punto di vista sociologico, con le social streets, si assiste poi da una ripersonalizzazione dei luoghi, delle persone, degli stessi nuclei familiari che in qualche modo escono dai loro gusci: infine, dato che le risorse dei comuni sono sempre piu' esigue, si crea un vero e proprio mini-welfare alternativo che puo' aiutare economicamente molti nuclei familiari.
Il fenomeno delle social streets, purtroppo, non e' per tutti: chi vi aderisce, in genere, sono persone con cultura medio-alta, tra i 30 e i 50 anni, persone cioe' curiose e intraprendenti. Almeno fino a questo momento.
Dulcis in fundo, e' molto importante che il turn over dei residenti in un quartiere non sia troppo elevato: in questo caso, infatti, i vicini non si sentiranno parte del quartiere, e saranno poco disponibili a tutte le iniziative messe in atto.

Fonte dati: Fatto Quotidiano
Fonte immagini: Google.



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