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Gabriele Sannino
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Un'autentica storia d'AMORE



Molti anni fa, in India, vi era un albero maestoso, la cui chioma faceva invidia a tutti gli alberi del bosco per la sua altezza e bellezza.
L' albero si trovava in cima ad una collina, lontano da tutti gli altri, ed era ben felice, ogni giorno, di guardare verso il cielo per ricevere amore ed energia dal sole. Amore che aveva imparato anche a dare, attraverso la lucentezza delle foglie, i fiori e i frutti.
Ogni anno infatti, proprio durante la fioritura e il successivo periodo dei frutti, l'albero veniva circondato da insetti, farfalle, uccelli e animaletti di ogni specie, e cio' lo faceva sentire utile e soprattutto meno solo.
Un giorno, un bambino ando' a fargli visita: l'albero sembrava quasi volerlo accarezzare con le sue chiome, e gli abbracci e i baci di quel pargolo innocente lo commossero e lo coinvolsero emotivamente. Ogni volta che il bambino andava da lui, l'albero abbassava i rami, ed era molto contento quando il piccolo coglieva dei fiori.
L'amore, si sa, e' sempre felice quando puo' dare qualcosa.
Il bambino comincio' a crescere: moltre notti aveva dormito nel grembo di quell'albero, molte volte aveva mangiato i suoi frutti e si era ornato con una corona di fiori fingendosi "re della collina".
Comincio' ad arrampicarsi sulle fronde, a dondolarsi sui rami, e l'albero era davvero felice di tenerlo tra le sue braccia di legno.
Con il passare del tempo, pero', il peso di mille e piu' impegni avvolse la vita del giovane; in lui crebbe l'ambizione. Aveva esami da dare, amici con cui conversare ed andare in giro, percio' non veniva piu' cosi' spesso. L'albero lo aspettava per giorni e giorni ansioso, e sperava sempre che il giovane venisse ad accarezzarlo.
Piu' il ragazzo cresceva, meno andava dall'albero: l'uomo adulto, si sa, tra i suoi mille e pi impegni, ha sempre poco tempo per l'amore.
Le ambizioni del giovane crebbero giorno dopo giorno: ora era solito vivere anche di notte, attraverso le classiche serate mondane.
Un giorno, il giovane passo' vicino all'albero: Perche' non vieni piu' a trovarmi?" Chiese quest'ultimo. "Perche' dovrei?" Rispose il giovane. "Hai soldi? Ne ho un gran bisogno".
Allora l'albero rispose: Verrai soltanto se ti daro' qualcosa? Noi alberi doniamo quello che abbiamo, e siamo felici per questo. Doniamo ombra, fiori, frutti, e il giorno in cui avremo bisogno di soldi ci ridurremo ad andare nei templi come fate voi... pur di ottenere la pace.
"Allora perche' dovrei venire da te? Io vado solo dove c'e' denaro". Rispose fermamente il ragazzo.
L'albero provava amore e dolore per quel giovane, ma soprattutto tanta pena: egli, infatti, sapeva di poter amare genuinamente, mentre il giovane era solo paralizzato dal suo ego, che voleva accumulare sempre di piu' al fine di una parvenza di felicita'.
Poi pero' ci penso' su e gli disse: "Cogli la mia frutta e vendila. Cosi' otterrai denaro!"
L'albero era felice per l'amore che stava dimostrando, ma l'ego del ragazzo pareva insaziabile.
Il ragazzo prese i suoi frutti e se ne ando', senza neanche ringraziarlo: aveva gia' avuto il ringraziamento quando il ragazzo aveva accettato l'invito.
Passarono gli anni, e l'albero era triste e solo su quella collina, dato che il ragazzo non si era piu' fatto sentire. Un giorno, pero', l'albero lo vide in lontananza: "Vieni, vieni ad abbracciarmi!" gli disse agitando le chiome.
Ma il giovane era diventato un vero "adulto", allorche' rispose: "Basta con questi sentimentalismi, non sono piu' un bambino!"
Si sa: l'ego considera l'amore una cosa sciocca da sempre, una follia, perfino una fantasia infantile!
"Sto cercando una casa, come potresti aiutarmi, tu?"
"Una casa? Io non ne ho bisogno. Solo voi uomini vivete nelle case: piu' grandi sono, piu' piccoli sono coloro che vi abitano. Noi alberi non stiamo nelle case, ma se proprio ti serve... puoi tagliare dei miei rami con i quali costruire una casa."
Il ragazzo, naturalmente, non perse tempo: prese subito una scure e taglio' tutti i rami dellalbero. Ora l'albero era solo un tronco nudo e spoglio.
Anche stavolta, l' uomo non ringrazio' l'albero: costrui' la sua casa e i giorni si tramutarono in anni.
L'uomo si fece vecchio. Un giorno, passando di li', l'albero lo vide e lo chiamo' subito, dato che aspettava quel momento da decenni: "Che altro posso fare per te? Come posso renderti...sollevato?"
Il vecchio borbotto': Cosa puoi fare tu, voglio andare in paesi lontani e guadagnare piu' denaro. Ho bisogno di una barca per viaggiare.
Allegramente, l'albero rispose: "Ma questo non e' un problema, mio diletto. Taglia il mio tronco e fanne una barca. Sono felicissimo di poterti aiutare ad andare lontano. Ricorda: aspettero' sempre il tuo ritorno."
L'uomo allora si procuro' una sega, taglio' il tronco, si costrui' una barca e se ne ando' per mare.

Oggi l'albero e' solo un ceppo, e aspetta ancora che il suo "amato" ritorni: l'albero, naturalmente, sa che ha dato amore alla persona "sbagliata", ma nonostante questo e' ancora felice, felice in quanto libero di poter provare dei sentimenti, felice soprattutto perche' riesce ancora ad amare... senza condizioni. Ha solo dato l'amore a chi non l'ha ricambiato, ma questo, alla fine, e' solo un dettaglio.
Una vena di tristezza nell'albero rimane proprio per lui, per l'uomo: questi, vittima del suo ego, sara' sempre e solo un eterno mendicante, e non potra' mai capire la vera essenza dell'AMORE.

Una sera mi fermai vicino a quel ceppo per fargli compagnia, e lui mi racconto' questa piccola grande storia: "Sai" disse l'albero "Se lo chiamassi, lui non verrebbe comunque, perche' io non ho piu' nulla da dargli. Purtroppo, lui capisce solo il linguaggio del prendere, che alla fine dona lui solo una effimera felicita'."
"Hai ragione" risposi "L'ego capisce solo il linguaggio del prendere. L'amore, invece, il linguaggio del dare."

Tratto da Osho - Dal sesso all'eros cosmico -
Fonte immagini: Google.



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