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Gabriele Sannino
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La vita secondo il Dalai Lama



Il primo Dalai Lama, Gedun Trupa, nacque in Tibet nel 1931: prese i voti monastici a 14 anni e mori' a 84, mentre era in meditazione. Prima di morire, espresse il desiderio di incarnarsi fino a che l'ultimo essere umano non si fosse illuminato.
Molti mistici, ancora oggi, considerano il Dalai Lama la manifestazione di uno spirito molto evoluto, Chenrezig, il Buddha della compassione, che i Tibetani considerano il protettore del loro paese.
Il Dalai Lama, comunque, e' il piu' famoso esempio di tulku, ovvero di Lama reincarnato: quando un Dalai Lama muore, il Panchen Lama, il Reting Rinpoce e altri insigni monaci qualificati avviano le indagini per scoprire la sua nuova reincarnazione, servendosi di oracoli, presagi e segni.
Una volta che la reincarnazione viene identificata (solitamente quando e' ancora un bambino molto piccolo) viene consacrato novizio e intronizzato ufficialmente, dando inizio al suo percorso di studi, ma fino alla sua maggiore eta' il potere esecutivo viene esercitato da un Reggente.
Secondo un'antica tradizione, alla famiglia del bambino reincarnato vengono concessi un titolo nobiliare e una proprieta' fondiaria.
Attualmente siamo a quota 14: il XIV Dalai Lama, Tanzin Gyatso, e' tra le voci piu' ascoltate al mondo, e ha ottenuto nel 1989 il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno civile e morale nei riguardi del Pianeta.
"Perseguire la felicita' e' il vero scopo della vita", ha dichiarato recentemente in una delle tante manifestazioni che lo hanno ospitato. "Che crediamo o meno in una religione, tutti noi dobbiamo cercare sempre qualcosa di meglio, e la soluzione e' sempre incamminarsi verso la propria felicita', ovvero la realizzazione".
Secondo il Dalai Lama, la felicita' consiste nel liberarsi da tutte le dipendenze della societa', dal viverle con equilibrio e saggezza, rimodellando i comportamenti e liberandoci dalle emozioni distruttive.
Le emozioni negative sono sempre le stesse: odio, attaccamento, ignoranza, orgoglio e gelosia.
L'amore e la compassione, invece, sono alla base della nostra sopravvivenza, e vanno al di la' di tutto, delle culture e del credo religioso.
La felicita', inoltre, consiste anche nel perdonare e nel perdonarsi, nonche' essere compassionevoli con tutto cio' che ci circonda, compresi noi.
Il Dalai Lama parla sempre di responsabilita' personale, ovvero del fatto che ciascuno di noi deve diventare il maestro spirituale di se stesso.
"Un cambiamento a livello globale" precisa "dipende da quante persone si sveglieranno e metteranno la coscienza al primo posto, prima di tutti i condizionamenti mentali legati a questa realta'."
Egli afferma che "La liberazione dalle emozioni distruttive e' un requisito indispensabile anche per vivere di piu', oltre che meglio: la paura costante, l'odio, divorano il nostro sistema immunitario, mentre la serenita', la fiducia in se' stessi e la positivita' - quella reale, autentica, che sgorga dall'anima - migliorano sempre la nostra salute".
Una delle affermazioni piu' ricorrenti del Dalai Lama riguarda l'istruzione delle nuove generazioni: "Nessuna scuola sara' mai una vera scuola se non insegnera' l'etica, "l'arte del buon cuore", che migliorerebbe sensibilmente il futuro delle nuove generazioni e allevierebbe i tormenti di quelle attuali".
In merito alle religioni (il Buddhismo Tibetano e' piu' una filosofia che una religione) esse vanno tutte rispettate, dato che, nel bene e nel male, cercano comunque di instradare l'uomo verso l'amore, la compassione, la tolleranza, la gioia e la soddisfazione.
Il Dalai Lama, naturalmente, e' molto sensibile alla questione politica del Tibet: la Cina li considera dei separatisti - ci sono stati forti momenti di tensione e violenza dopo l'occupazione degli ultimi anni - ma "quello cui auspica la popolazione del Tibet e' solo autonomia - precisa - "Un riconoscimento di una identita' che non ha connotazioni politiche ne' di potere.
Egli e' arrivato perfino a considerare l'invasione cinese una "benedizione", in quanto gli insegnamenti del buddismo sono usciti fuori dal Tibet e hanno migliorato la vita di moltissimi cinesi.
Nel 2011, come molti sanno, il Dalai Lama ha rinunciato volontariamente al ruolo di guida spirituale e temporale del Tibet (carica che aveva dal 1940) e si e' trasferito in India per gentile connessione del Governo.
Quest'uomo e' sicuramente un esempio per un'umanita' sempre piu' cieca e allo sbando: anche se l'ostilita' si riversa sulla sua persona (proprio per via delle pressioni cinesi che gli impediscono la presenza in molti consessi) per lui le cose miglioreranno a prescindere, perche' il cuore degli uomini e' solo impolverato, inzaccherato al massimo.
Insomma, c'e' ancora molto, molto da fare secondo il XIV Dalai Lama: la speranza di un umanita' migliore, piu' umile, consapevole e in pace con se' stessa e col prossimo, e' in sostanza una mera questione di tempo.

Fonti: Wikipedia, mensile Sirio.
Fonte immagini: Google.



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