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Gabriele Sannino
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STAMPA
I principi e i poveri



Lo scrittore Mark Twain nel 1881 diede alle stampe uno dei suoi libri piu' belli, ovvero "Il principe e il povero": la storia e' quella di due bambini, e cioe' di Edoardo VI - figlio dell'imperatore Enrico VIII, come suggerisce l'aggettivo numerale - e di Tom Canty, figlio di un criminale la cui vita e' sempre in bilico tra violenza e miseria.
I due bambini si conosceranno per cause fortuite e, stanchi delle loro vite, decideranno di scambiarsela: il principe diventera' un povero, e il povero sara' un principe.
Le cose si complicheranno quando Edoardo sara' costretto a fare il bandito rischiando la morte, mentre Tom sara' incoronato Re d'Inghilterra alla morte del "padre". Alla fine, Edoardo riuscira' a riprendersi il trono grazie all'aiuto di un cavaliere, e Tom e la sua famiglia - che lo permetteranno - resteranno a corte sotto la sua protezione.
Questa favola storica a lieto fine e' molto diversa dalla realta' attuale, dove ci sono si' principi e poveri, ma lo scambio avviene al ribasso, in quanto tutti tendono inesorabili verso una poverta'... che si fa sempre piu' palese, nonostante le dissimulazioni.
I pochi principi di oggi, infatti, sono tutt'altro che generosi e nobili d'animo, anzi l'anima... l'hanno letteralmente venduta al diavolo, come si suol dire!
Recentemente, l'Istat ha pubblicato un rapporto titolato "Reddito e condizioni di vita" (un documento che fa fede all'anno 2013, dunque nel frattempo le cose sono soltanto peggiorate) dove si evince che il 28,4% degli italiani e' a rischio poverta' assoluta, ovvero quasi un cittadino su quattro. I dati prendono in considerazione sia la deprivazione materiale - i cui indicatori sono suggeriti dalle stesse istituzioni europee - sia l'intensita' del lavoro, che si fa emorragica nel Mezzogiorno, dove le famiglie numerose se la passano davvero male.
Per la prima volta dal secondo dopoguerra, nel Sud Italia infatti, i morti superano i vivi: l'assenza di natalita' e la forte emigrazione giovanile, naturalmente, sono le cause "umane" di questo fenomeno.
Ci sono molte famiglie al Sud - ma anche al Nord ormai - che non possono permettersi nessuna spesa imprevista, che non riescono a riscaldare adeguatamente la casa e che non mangiano un pasto proteico se non ogni due giorni (diciamo pure che non riescono in generale a mangiare con qualita', vista la poca moneta a disposizione).
La disoccupazione giovanile in tutto l'ex belpaese si attesta ormai al 43%, e l'economia sommersa e' l'unico sostentamento per molti nuclei familiari.
Mezzo milione di lavoratori e' in cassa integrazione - dunque sono pagati dallo Stato e quindi da noi cittadini, per evitare che l'azienda li licenzi in modo definitivo - mentre le aziende italiane rimaste sul territorio pagano il 68% di tasse, in pratica hanno la tassazione piu' elevata del pianeta.
I poveri, insomma, sono sempre piu' tali.
Il Rapporto dell'Istat summenzionato rivela anche che la ricchezza in Italia e' concentrata nelle mani di una minoranza, ovvero nel 20% che percepisce il 37,7% del totale.
Cio' e' addirittura "normale" in un sistema economico "neoliberista" come il nostro: la diminuzione costante del welfare per le fasce sociali piu' deboli unita alla mancanza di politiche redistributive adeguate (altro che stupidi 80 euro LORDI di Renzi!) favoriscono solo chi i soldi gia' ce li ha.
In un contesto economico del genere, caratterizzato per giunta dalla globalizzazione e dalla delocalizzazione/concentrazione delle aziende in determinate aree del mondo, vincono alla fine solo i piu' furbi: succede, per esempio, che il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio chiuda un contenzioso con l'Erario e la Procura di Milano transando per un importo di 146 milioni di Euro, cio' per i dividendi incassati nel 2006 nel paradiso fiscale europeo di Lussemburgo. Stessa sorte tocca a Prada (470 milioni) Armani (270 milioni) Bulgari (42 milioni) o a personaggi celebri come Ezio Greggio, Sophia Loren, Alberto Tomba e Valentino Rossi.
La prossima volta, quindi, che vogliamo acquistare determinati prodotti pensiamoci bene: queste aziende, nei fatti, sono una delle cause della nostra poverta' crescente.
Naturalmente questi furbetti - o principini - non potrebbero esistere se le norme italiche non fossero opinabili e vaghe, se non addirittura assenti: in realta', cio' accade a livello mondiale, dato che la globalizzazione e' piu' un problema che una risorsa per le popolazioni.
In Italia, per esempio, manca una legge ad hoc per impedire che i soldi finiscano nei conti off shore, e non dimentichiamoci che siamo gli inventori dello scudo fiscale, in pratica un lavaggio (con pochissimo detersivo) di molti capitali illegali.
Mentre pero' i principini e i loro accoliti potrebbero ancora trasformarsi in poveri (difficile ma non impossibile) i veri principi, ancora una volta, sono e restano i detentori della proprieta' della moneta (le varie Banche centrali) e della gestione della stessa (le banche locali che la moltiplicano dal nulla e le borse che si inventano altra carta straccia traducibile in moneta). Dato che tutto il denaro in circolazione e' un debito da restituire con interesse, con l'Euro - che e' una moneta straniera, privata, creata dal nulla e centellinata dalla BCE - siamo arrivati ad avere 2,2 trilioni di fantomatico debito, in pratica - in percentuale - siamo quasi al 135% del PIL.
Avere la moneta in casa, per esempio, ci aiuterebbe almeno a gestirne i flussi - cioe' a stamparne di piu' e quindi ben oltre l'annuale e miserabile 3% imposto dagli eurocrati - in modo da mettere in moto concretamente l'economia.
Ma i nostri parlamentari questi problemi - quelli veri! - non se li pongono neanche, e la cosa e' logica visto che sono anch'essi dei principi tra i piu' pagati del mondo oltre che nominati: in pratica, per mantenere questo status, devono essere dei perfetti yes man e prestarsi a silenzi e inciuci (salvo rare eccezioni).
Insomma in questa favola al contrario i principi non diventano poveri e i poveri non diventano principi: la consapevolezza delle vere problematiche, pero', puo' generare una nuova coscienza, con esiti che in questo momento sono semplicemente imprevedibili.
Una cosa e' certa: la violenza fara' solo la felicita' dei principi; bisogna essere uniti, scaltri e intelligenti, nonostante la collettiva e crescente disperazione.

Fonte immagini: Google.
Fonte dati: Wikipedia, Beppe Grillo.it, Fatto Quotidiano.



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