sito ufficiale
Gabriele Sannino
BIOGRAFIA LIBRI ORDINA IL TUO LIBRO VIDEO ARTICOLI EVENTI FOTO CONTATTI
STAMPA
Perche' l'acqua e' ancora privata?




Il referendum sull'acqua del 2011 doveva cancellare il business sull'elemento naturale piu' importante per la vita umana, e invece in questi anni non solo i prezzi sono saliti ma gli investimenti pubblici si sono quasi azzerati.
In realta', dal 2011 a oggi, legge dopo legge, si e' cercato a piccoli passi di smantellare questo referendum: tutto ha avuto iniziato col Decreto Sblocca Italia, che ha sancito un gestore unico per i servizi locali favorendo chi ha almeno il 25% dell'utenza, ovvero le solite multiutilities.
Un importante passo avanti poi e' stato fatto con la legge di stabilita', che ha reso impossibili gli affidamenti dei servizi locali a societa' cosiddette in house, e ha assegnato contributi pubblici a societa' private o miste a patto pero' che si fondessero tra di loro.
Inoltre essa ha garantito il prolungamento delle concessioni, un po' come avviene per le autostrade.
In pratica, con la legge di stabilita', i comuni possono scegliere se vendere o meno le partecipate, creando agglomerati di fatto privati che gestiscono i servizi pubblici, e se lo fanno possono portare addirittura quei ricavi fuori dalle soglie stabilite dal patto di stabilita'.
Un vero e proprio ricatto a pensarci bene: si svendono i servizi pubblici in cambio di un po' di ossigeno per le casse pubbliche. Le solite tattiche finanziarie, verrebbe da pensare.
Per ora la situazione resiste, ma secondo i referendari le "riforme" costituzionali che Renzi e i suoi stanno portando avanti, se modificheranno il titolo V della Costituzione, esproprieranno a tutti i comuni in modo definitivo le attuali Municipate - che se e' vero che fanno acqua da tutte le parti, a nessuno interessa salvarle e renderle efficienti, quanto piuttosto venderle e magari incassare pure qualche tangente!
Renzi, dal canto suo, non ha mai fatto mistero di avversare il famoso referendum sull'acqua pubblica, tant'e' vero che a Firenze si paga la bolletta piu' cara d'Italia.
Un ultimo allarme dei referendari e' stato lanciato con la legge delega della riforma della Pubblica Amministrazione: anche qui una norma piuttosto vaga premia ancora una volta i comuni che fanno gare aperte anche ai privati per gestire i servizi locali.
Chiariamo subito un concetto: affidare i servizi locali ai privati spesso non solo non comporta nessuna miglioria (o poca roba, giusto per far vedere) ma i prezzi levitano sensibilmente, il che, in un periodo di crisi come questo, puo' portare alla morte definitiva di intere famiglie italiane.
Proprio qualche settimana fa - ed e' solo un piccolo esempio - un uomo agrigentino ha avuto un malore mentre i tecnici gli staccavano l'acqua per morosita', dato che non riusciva a pagare le esose bollette. Ma questo, ripeto, e' solo l'ennesimo caso, dato che la disperazione e' davvero tanta, specie tra le famiglie piu' povere vessate da queste compagnie.
Con la gestione ai privati, dal 2008 i prezzi sono aumentati fino al 74%, e sicuramente cresceranno ancora, dato che dietro queste aziende c'e' solo profitto e avidita'.
La furbata piu' crudele e' stata che, dato che i cittadini nel 2011 si sono pronunciati contro la "remunerazione del capitale investito" dei gestori per un massimo del 7%, nel nuovo metodo tariffario la voce e' stata sostituita con "costo degli oneri finanziari", cosi' da giustificare qualunque percentuale di guadagno per le multiutilities.
Insomma, un po' come avvenuto per il referendum sui finanziamenti ai partiti politici del 1993: la gente si e' pronunciata contro, e alla fine i finanziamenti si sono trasformati magicamente in "rimborsi elettorali".
Attualmente, la commistione della gestione pubblico-privata sta generando dei mostri che si fanno rimborsare i pochi contributi pubblici rimasti, ma non solo, truccano i bilanci, ritoccano ogni anno i prezzi in alto e creano quel malcontento che serve proprio a privatizzare in toto la gestione.
In Campania, per esempio, la gestione mista di Gori e Acea - che rifornisce 76 comuni di provincia tra Napoli e Salerno - ha fatto lievitare i prezzi alle stelle: la privatissima Acea ha contratto debiti - in parte condonati dalla Regione - e messo in bilancio crediti dubbi, e insieme alla Gori ha chiesto "conguagli inesistenti" ai napoletani e salernitani chiedendo cifre a dir poco esorbitanti.
Ma con la gestione esclusivamente privata la musica non cambia: a Ferrara, il Comune ha ceduto otto milioni di azioni di Hera ai privati, creando un gran malcontento tra i cittadini.
Ci sono pero' anche comuni che nonostante tutto reagiscono, e lo stanno facendo solo per il bene comune: uno di questi e' Napoli, che ha trasformato la vecchia Arin S.P.A. in una societa' senza scopo di lucro; il problema e' che mentre la citta' tenta di risanare vecchie ferite, la Regione Campania - che ha condonato 70 milioni a Gori e Acea - ne pretende da loro 50, rendendo il risanamento e la ripubblicizzazione piu' difficile.
Il Comune di Napoli si e' preso perfino gli utili del 2014 della vecchia societa', che ammontano a 16 milioni, nonostante l'opposizione degli azionisti.
Anche 17 comuni siciliani non hanno accolto la privata Girgenti per la gestione dell'acqua, mentre proprio la capitale invece sta per vendere le quote pubbliche alla privata Acea.
Insomma, i giochi sono aperti: peccato che qui si stia giocando con la pelle ma soprattutto con la vita dei cittadini italiani.

Fonte dati: Fatto Quotidiano.
Fonte Immagini: Google.




...

Gabriele Sannino
Privacy
Sito web ottimizzato per IE 8 - Realizzato da Soluzione Programmata-