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Gabriele Sannino
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Putin, la Siria e la propaganda mediatica



Mentre gli Stati Uniti continuano ad armare i cosiddetti "ribelli" al regime di Assad (una bellissima scusa con la quale mascherano gli aiuti all'ISIS) quest'ultimo - il cosiddetto califfato, lo "Stato Islamico" - combatte le ultime sporadiche battaglie con armi e mezzi "Property of US Govt".
Addirittura l'ISIS oggi si ritrova con missili anti aerei di produzione americana, e molte gole profonde parlano di truppe speciali che hanno addirittura il compito di dirigere le operazioni del califfato.
Purtroppo queste informazioni i nostri media - schierati a piu' non posso con America e NATO - non possono proprio rivelarle.
Gli Stati Uniti - diciamocela tutta - dopo l'insider job dell'11 settembre 2001, hanno iniziato una guerra immaginaria contro un fanta-terrorismo globale, cosa che e' servita loro per creare guerre di conquista in Afghanistan, Iraq, Libia e ora Siria, ma non solo, essi hanno inscenato le cosiddette primavere arabe come il preludio alla nascita dei guerriglieri, per poi arrivare, infine, alle invasioni.
In Siria, dopo le "sommosse" di Turchia ed Egitto - in quest'ultimo caso e' stato raggiunto l'obiettivo, ovvero si e' instaurato un governo fantoccio - c'e' stata una organizzata primavera araba, che Assad ha represso con il sangue, cosa che ha fatto scattare il cosiddetto piano "b".
Qui Stati Uniti ed Europa hanno mandato armi ai "ribelli" costituendo addirittura "Il Gruppo degli amici della Siria", un collettivo che ufficialmente serve a mandare aiuti umanitari ma che in realta' ha il compito precipuo di mandare armi ai sobillatori.
Tutto questo - precisiamolo - nonostante il doppio veto della Cina e della Russia e la condanna del regime siriano.
Karl Eikenberry, ex ambasciatore in Afghanistan, ha dichiarato al New York Times che "I risultati ottenuti negli ultimi quindici anni con la creazione di forze di sicurezza all'estero - sic! - sono ormai miseri.
In sostanza, secondo l'ex ambasciatore, subappaltare la guerra a questi combattenti per rovesciare regimi ed espandere l'egemonia globale americana non serve piu': ora bisogna scendere in campo in prima persona.
L'attuale ISIS - un melting pot di combattenti stranieri, tanto che gli stessi siriani parlano di "alieni"- e' composto finanche da occidentali: italiani, francesi, belgi, tedeschi, tutti vogliono andare a rischiare la vita... per una causa che probabilmente neanche gli appartiene!
Saranno pagati da qualcuno? Giudicate voi!
Nel frattempo la Turchia, dopo aver aiutato l'ISIS e gli americani, ha ritrovato una nuova sintonia con la Russia, cosa che dovrebbe garantirle in futuro nuove prospettive economiche e non solo.
Putin oggi e' davvero il nemico del "sistema": quest'uomo non e' certo il salvatore del mondo, tuttavia e' stato coerente con le sue scelte, e probabilmente, ancora una volta, con il suo decisionismo, ha difeso il mondo da una escalation globale di terrore, visto che il vespaio ISIS si stava diffondendo a macchia d'olio in tutta la zona mediorientale, cosa che avrebbe potuto scatenare un terzo conflitto globale.
Putin - a differenza degli americani - non fa differenza tra ribelli e terroristi: uno stato sovrano e' e deve essere tale. Punto!
La situazione oggi e' talmente ingarbugliata sul campo siriano - nel gergo si parla appositamente di "strategia della confusione" - che ci sono almeno tre tipi di "ribelli": l'esercito ribelle ad Assad, gli islamisti che si ispirano ai fratelli musulmani e il fronte Al-Nusra, che ha giurato fedelta' ad Al-Qaeda.
Naturalmente - e' bene ribadirlo - questo caos e' voluto, perche' se c'e' caos ecco che si confondono le acque e l'obiettivo e' presto raggiunto (in questo caso l'ennesimo manichino al potere in uno stato come la Siria... che - tra le altre cose - ha ancora la moneta pubblica).
Guarda caso, i vari gruppi di ribelli non si mettono mai i bastoni tra le ruote, nel senso che sono tutti compatti per destituire il "dittatore".
Washington ha finanziato perfino pubblicamente l'esercito di "ribelli" anti-Assad, evitando di ricorrere ai soliti fondi neri del Pentagono.
Putin invece, dal canto suo, ha da poco terminato una grossa campagna mediatica per convincere la sua gente della "bonta'" dell'operazione anti ISIS (la guerra non e' mai buona): le tivu' russe, infatti, hanno parlato a lungo dell'impotenza degli americani e delle loro tattiche senza futuro.
Putin oggi ha sconfitto il califfato, e la prova e' che questo si sta spostando verso Libia e Niger.
Gli USA, in questo momento, sono una bestia ferita, ecco perche' bisogna aspettarsi davvero di tutto: non escluderei, per esempio, un altro mega attentato proprio a casa loro, cosi' da avere il pretesto per attaccare Putin una volta e per tutte, arrivando cosi' a cio' che desiderano, ovvero un terzo conflitto mondiale.
Del resto, l'elite che domina gli States non vuole proprio rinunciare al famigerato - e ormai neanche piu' segreto - "Nuovo Ordine Mondiale".


Fonte immagini: Google.



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