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Gabriele Sannino
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Grazie alla crisi, i senzatetto aumentano ovunque



Grazie alla "crisi economica" ormai perenne, il numero delle persone che non ha piu' un tetto sopra la testa - e che finisce in strada - sta aumentando esponenzialmente dappertutto.
Parliamo ormai di un esercito silenzioso, poco visibile in quanto nascosto, che subisce diversi step prima di finire a dormire sotto un ponte, prima cioe' di subire il vero e proprio shock della strada.
Quando si perde un tetto - magari perche' si e' perso il lavoro, ci si e' separati e non si ha il becco di un quattrino, o perche' si e' persa la rete di protezione familiare - ci si appoggia per un po' da un amico, da un conoscente, da un partner se si e' piu' fortunati.
I molti pero' che non hanno questa possibilita' o ce l'hanno a scadenza - un po' per volonta' loro (magari perche' non vogliono essere di peso) un po' per volonta' degli altri - alla fine finiscono a dormire nella propria auto, fino a subire il vero e proprio trauma della strada.
L'ISTAT parla chiaro: in Italia ci sono - per adesso - 55 mila senzatetto, in maggioranza residenti al Nord, la cui eta' media e' intorno ai 45 anni.
Nel 70% dei casi essi hanno pochi contatti, che si diradano ancora di piu' quando si finisce per strada, dato che non ci si fida piu' di nessuno e ci si lascia andare a forti sentimenti di pessimismo e rassegnazione.
Di questi 55 mila, 30 mila sono in strada da piu' di 4 anni, mentre 5000 non ricorrono ne' a servizi ne' a prestazioni.
La maggioranza delle persone senzatetto e' di sesso maschile, e questa percentuale di genere continua ad aumentare dato che il numero dei divorzi e separazioni si attesta ormai intorno al 50%.
In pratica un matrimonio su due naufraga e, quando accade, l'uomo ha sempre la peggio, dato che la prole rimane con la madre nella casa coniugale.
Oltre il 50% dei senzatetto sono stranieri, percentuale che s'ingrossa sempre di piu' sbarco dopo sbarco: qualcuno - malignamente - pensa che sia meglio essere un senzatetto che vivere in un contesto di guerra, ma quando poi si viene a scoprire che gli stranieri che sbarcano in Europa non hanno in realta' pagato nessun biglietto (del resto, dove li prenderebbero tutti quei soldi?) ecco che si capisce immediatamente come l'immigrazione - con le sue conseguenze - sia soltanto l'ennesima strategia del "sistema" per attuare il solito divide et impera tra i cittadini, mentre certi progetti mondialisti vengono portati a compimento.
Tornando agli italiani, anche se l'eta' media, come dicevamo, e' intorno ai 45 anni, al sud questa soglia si abbassa di molto, dato che ci sono piu' giovani e altrettanta poverta'.
La maggior parte di queste persone non sono alcolizzate, drogate o affette da patologie psichiche, ne' sono dei "ricconi" che decidono di mollare i loro castelli per vivere all'addiaccio, ma piuttosto degli individui con problemi reali, vite reali, che sarebbero in grado di reintegrarsi se solo recuperassero la fiducia in se stesse, avessero un lavoro e di conseguenza una casa.
L'Italia non investe piu' in edilizia popolare da decenni: l'intero mercato immobiliare, infatti, e' stato affidato a immobiliaristi e speculatori, che hanno creato mille bolle e che tengono i prezzi del mattone ancora molto elevati, visto che nelle grandi citta' e' praticamente impossibile acquistare una casa.
Per fortuna qualche nota positiva arriva dal volontariato, che nel nostro paese e' attento e sensibile ad aiutare gli homeless: basti pensare che grazie alle varie associazioni che vi si dedicano, il 70% dei senzatetto ha tutti i giorni un posto in dormitorio e un pasto caldo.
Ma quanti sono - ci si chiede - gli invisibili che vivono in macchina e non chiedono aiuto? E quante sono le persone che hanno ancora - magari per poco - un tetto sopra la testa ma non possono mangiare, riscaldarsi ne' curarsi in caso di malattie?
In alcuni contesti la marginalizzazione e' talmente insidiosa che si fa fatica a individuarla.
Dagli USA - ogni tanto anche loro fanno una cosa buona - arriva il progetto dell'Housing First, alias l'assegnazione - in primis - di un monolocale alle persone bisognose, in modo da permettere nuovamente lo sviluppo della persona aiutandola poi a trovare un lavoro.
Si e' calcolato che un progetto del genere abbatte molti costi sociali, nel senso che sono sufficienti appena 20 dollari al giorno contro i 37 che si versano per ogni ospite nei vari dormitori.
Inoltre, lontano dalla strada, calano le richieste di pronto soccorso e diminuisce l'abuso di alcool e droghe, cosa che distruggerebbe chiunque o quasi.
Avere nuovamente una casa, in sostanza, da' sicurezza alla persona, che comincia cosi' un percorso psicologico e lavorativo che lo porta al reinserimento nel contesto sociale di appartenenza.
Il progetto dell'Housing First si e' ramificato in molti paesi europei, e in Francia e Portogallo ha ricevuto consistenti fondi statali: qui come altrove gli ospiti dei monolocali devono contribuire appena possono con il 30% del loro reddito. Al resto pensa il terzo settore.
L'obiettivo finale, naturalmente, e' che la persona diventi indipendente economicamente: in molti casi recuperare la fiducia in se stessi e' il vero e unico traguardo da perseguire.
Vivere in strada- diciamocelo - e' davvero una cosa terribile, che lo si abbia vissuto o meno: tutto diventa una sfida, anche i bisogni piu' elementari, per non parlare del fatto che ci si vergogna, e spesso perfino i nostri familiari - che in alcuni casi arrivano anche a saperlo - fanno la stessa cosa.
Figli che si vergognano dei genitori, fratelli che si vergognano di altri fratelli, eppure non ci si aiuta, e in alcuni casi e' anche il senzatetto che non vuole essere aiutato.
E' quasi superfluo dire che bisognerebbe evitare esperienze cosi' degradanti e disumanizzanti: per fare questo, pero', ci sarebbe bisogno di una societa' piu' umana, sarebbe ora che tutti noi diventassimo piu' umani, aiutando come possiamo e quando possiamo, perche' volgere lo sguardo dall'altra parte e' non solo disumano, ma puerile e soprattutto arrogante.
Questa societa' ormai fa davvero ridere: conta piu' il denaro che nasce dal nulla - carta straccia come sappiamo, nei pochi casi in cui viene stampata - che l'umanita' e la dignita' degli esseri umani che la compongono.
Se non invertiamo questo pensiero, le cose potranno solo peggiorare: la lista dei senzatetto, un giorno, potrebbe includere perfino noi.

Fonte immagini: Google.



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