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Gabriele Sannino
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La Birmania invasa dalle multinazionali



Nelle elezioni dello scorso 8 novembre 2015, la Birmania ha celebrato un momento storico: la figlia del prigioniero politico Aung San, Aung San Suu Kyi (anch'essa prigioniera politica per ben 15 anni nel suo stesso paese) ha vinto le elezioni contro il partito dei generali, e la notizia ha fatto immediatamente il giro del globo.
Il paese, prima di questo momento storico, ha vissuto momenti di forte tensione: il partito dei generali, al potere da decenni nel paese, ha mollato parzialmente la presa solo a partire dalla riduzione delle sanzioni economiche e politiche del 2012, da parte di Europa e USA, anche se alcune sono ancora in vigore per spingere il paese ad attuare le "riforme".
In sostanza in Birmania - come quasi dappertutto - e' accaduta la solita "rivoluzione colorata": i dittatori di turno - in questo caso lo erano davvero, vista la violenza di regime sparsa un po' ovunque - si sono fatti corrompere da soldi stranieri entrati nel paese... per pilotarlo verso la globalizzazione, ovvero il primo e grande passo per acquisire una nazione e farla entrare nell'orbita della finanza internazionale.
Era da tempo che si sognava di mettere a segno questo colpo: la Birmania, del resto, si trova a centro dell'Asia sudorientale, tra India, Cina, Thailandia, Laos e Bangladesh, ha ingenti materie prime e una popolazione molto povera - dunque facilmente adattabile alle "logiche" del capitale - di ben 51 milioni di abitanti, con 135 diversi gruppi etnici riconosciuti.
Il partito di San Suu Kyi - la Lega Nazionale per la democrazia (NLD) - ha tentato per molti anni di sconfiggere la violenza e l'oppressione dei militari: solo nel 2008 e' riuscita a dare una Costituzione al paese, e sette anni dopo, grazie a queste elezioni, le e' stato riconosciuto il 77% dei seggi alla camera bassa del parlamento, dove i democratici sono riusciti ad eleggere anche un loro dirigente come Presidente.
San Suu Kyi - la Signora, come viene definita nel paese - non puo' essere Presidente, dato che la legge proibisce cariche direttive a chi ha figli stranieri.
Purtroppo, i tre dicasteri piu' importanti - gli affari militari, frontalieri e interni - restano al partito dei generali, e i loro bilanci, anche quest'anno, non saranno resi pubblici.
Nonostante il potere dei militari sia ancora forte, il paese sta passando da una dittatura manifesta a una occulta: in sostanza, i poveri birmani stanno passando da una dittatura militare, fatta di armi e violenza, a una finanziaria, fatta di debiti, banche e multinazionali, quest'ultime pronte e spolparsi i resti dell'ennesima nazione.
In Birmania poi - e questo e' altrettanto positivo per la finanza - non esiste una classe media.
Anni di clientelismo e corruzione, infatti, hanno portato a un accentramento del potere e del denaro, cosa che fa nascere clientelismo ovunque, per cui ogni diritto... diventa un privilegio.
Situazione perfetta - se ci pensate bene - per una globalizzazione truccata alle origini, visti proprio tutti gli agglomerati delle multinazionali.
Si dice che la "primavera birmana" sia nata in quanto un altissimo esponente dell'esercito non poteva far studiare suo figlio all'estero per via delle sanzioni: la verita' e' che per i militari i benefici economici stranieri sono diventati piu' allettanti del controllo sociale.
La rinascita economica della nazione si sta concretizzando in centinaia di piccole e medie imprese, che danno l'illusione della liberta' economica e di vita cui si agognava da tempo.
La realta' e' che quando si adageranno le multinazionali, l'economia interna sara' svuotata come al solito in favore di quella globale, cosa che risucchiera' come un vortice tutto l'entusiasmo di questo momento.
Per il momento, il paese - al pari di Cuba - si sta riempiendo di auto straniere, cartelloni pubblicitari e di negozi che vendono telefonini.
Siamo gia' anche alle prime privatizzazioni spacciate per "riforme": dappertutto, infatti, cartelloni pubblicitari annunciano la privatizzazione delle telecomunicazioni, cosa che trova d'accordo - e come potrebbe essere il contrario - moltissimi birmani vista tutta la corruzione del settore pubblico.
Dappertutto si parla di "investimenti": moltissimi stranieri stanno arrivando qui in cerca del nuovo oro, dato che ci sono opportunita' nell'edilizia, nella pesca, nell'agricoltura e nei servizi.
Naturalmente, anche qui i banchieri faranno sempre il solito gioco: prima presteranno a iosa per indebitare, poi chiuderanno i rubinetti e acquisiranno tutto, favorendo nel frattempo il loco "commercio globalizzato".
Insomma, dopo che la Cina ha gia' spremuto il paese colonizzandolo, ecco che ora ci pensa l'Occidente, pronto a prenderne i resti.
Riuscira' l'NLD ad arginare la colonizzazione della finanza internazionale?
Riuscira' - soprattutto - a trovare il giusto compromesso?
La gente, nella sua semplicita', vuole solo scuole migliori, una sanita' che funzioni, lo sviluppo della piccola e media impresa, questo perche' desidera far parte di una classe media per uscire dalla cronica indigenza.
Diversi intellettuali nel paese hanno gia' dichiarato che in realta' sta cambiando solo il club capitalista: in sostanza il tavolo cambiera', ma i giocatori saranno sempre dei truffatori.
Guarda caso, il paese sta riuscendo a sedare perfino le varie "guerriglie" sparse un po' ovunque, cosa che fa capire ancora meglio a che gioco si sta giocando.
Dulcis in fundo, bisogna registrare un altro dato importante: la Birmania, dopo l'Afghanistan, e' il maggiore coltivatore al mondo di papaveri da oppio, e neanche questo e' sfuggito all'elite.
Il nuovo governo democratico sicuramente avra' tutte le buone intenzioni, ma e' circondato da squali: nuotare in queste acque, dunque, diventa estremamente pericoloso.
La Birmania oggi resta la democrazia piu' giovane del pianeta, e - per questo, probabilmente - anche una tra le piu' inesperte.


Fonte immagini: Google.


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