sito ufficiale
Gabriele Sannino
BIOGRAFIA LIBRI ORDINA IL TUO LIBRO VIDEO ARTICOLI EVENTI FOTO CONTATTI
STAMPA
La bollente estate del Vaticano



Il 29 giugno del 2017 il Cardinale George Pell, il braccio destro del Pontefice chiamato a mettere a posto le finanze e "moralizzare" la corrotta curia romana, e' stato incriminato da un tribunale australiano per violenze sessuali su alcuni ragazzini.
Papa Francesco lo ha immediatamente sospeso e ha fatto lo stesso anche col numero uno della Congregazione della Fede, il cardinale conservatore Gehrard Ludwig Muller, scaricato in quanto troppo conservatore e distante dalle sue aperture progressiste.
Il successore di Muller, il vescovo Luis Ladaria, e' stato nominato da Bergoglio il 1 di luglio, ma Repubblica e l'Espresso hanno scoperto che ha protetto un prete pedofilo in passato, invitandolo a spretarsi per non dare scandalo, cosa che ha permesso a quest'ultimo di continuare ad abusare di bambini.
Il caso Spotlight insomma - da cui e' nato anche il bellissimo e omonimo film, alias l'inchiesta di alcuni giornalisti di Chicago sulla pedofilia nella chiesa della citta' che arriva a concludere, statisticamente, che un prete su sei e' pedofilo - costringe a errori di fiducia perfino il Papa, in quanto, se uno su sei - appunto - lo e', quelli che lo proteggono, forse, sono gli altri cinque.
Insomma ci si sbaglia sempre piu' spesso, specie ora che i bambini e le famiglie hanno il coraggio di denunciare.
Francesco e la sua immagine, dunque, sembrano appannarsi a causa dei collaboratori, un po' come accade alla Sindaca della stessa citta'.
Il punto e' che Francesco non puo' fare tutto da solo, ecco perche', se i suoi collaboratori sono corrotti, le riforme nel campo della dottrina, della pedofilia ecclesiastica e nel campo della finanza restano all'angolo.
Molti "serpi" all'interno di quel covo, in sostanza, proprio non le vogliono queste riforme!
Papa Francesco chiamo' George Pell a Roma per mettere ordine tra piu' di cento enti economici e per moralizzare la curia: il punto e' che Pell ha chiamato allo IOR e nel Consiglio dell'Economia... finanzieri come Jean Baptiste de Franssu e il suo mentore Joseph Zahra, i quali, come prima mossa, hanno suggerito al Pontefice - pensate! - la creazione di una societa' d'investimento in Lussemburgo.
Proposta che Francesco ha subito bocciato.
Attualmente lo IOR ha solo annunciato di cancellare i conti laici (tra essi si nasconde di tutto, perfino malavitosi!) ma non ha mai consegnato la lista di ex clienti presunti evasori e riciclatori richieste dalle autorita' civili italiane e non solo.
La gestione delle entrate vaticane, nel frattempo, resta top secret: si sanno solo alcune cose, come per esempio che l'Obolo di San Pietro (da sempre l'aiuto diretto de fedeli al pontefice per aiutare i bisognosi) viene girato in larga parte ai cardinali e ai vescovi e non alla povera gente, cosi' come non si sa nulla dei soldi donati alle fondazioni vaticane, nulla sul censimento degli immobili, e ancora nulla sui conti segreti dell'APSA (l'ufficio che gestisce i beni di proprieta' della santa sede).
George Pell rimane una grossa spina nel fianco per Francesco: non solo il Papa, pur di non dichiarare di aver fatto un errore, non lo ha mai licenziato nei fatti ma solo allontanato, ma quest'ultimo ha addirittura navigato contro il Pontefice, in quanto conservatore e contrario all'aggiornamento della dottrina.
Un esempio tipico riguarda le aperture sugli omosessuali del Pontefice, che Pell ha fatto di tutto per far bocciare.
Che Pell non fosse l'uomo giusto, comunque, lo si sapeva: non solo era gia' stato processato per un caso di pedofilia su un chierichetto (anche se fu assolto per mancanza di prove) ma era stato indicato da decine di vittime come un molestatore e insabbiatore.
Decine di documenti della Royal Commission del governo di Canberra hanno mostrato che l'ex vescovo di Melbourne comprava il silenzio delle vittime, versando 30 mila euro alle famiglie danneggiate; ma non solo, egli e' stato anche accusato di aver coperto molti altri prelati.
Il punto sta nel segreto ecclesiale di queste faccende: ne' Ratzinger (che molto ha dovuto fare, alla fine, per contrastare la pedofilia - e forse e' per questo che si e' dovuto dimettere, visto che era stato accusato anch'egli di aver coperto in passato altri colleghi) ne' Bergoglio hanno ancora eliminato il dispositivo del "segreto pontificio" su questo tipo di inchieste.
Ratzinger, di suo, ha allungato il termine di prescrizione di dieci anni, inserito nei codici vaticani il reato di pedo-pornografia, e ammesso la possibilita' di procedere per via extragiudiziale nei casi piu' gravi (negli altri casi, il prete viene solo spretato).
Insomma la situazione e' e resta davvero torbida, ma nulla - davvero nulla - trapela nei media nostrani e internazionali.

Fonte: "Inchiesta crisi vaticano" di Emiliano Fittipaldi.

...

Gabriele Sannino
Privacy
Sito web ottimizzato per IE 8 - Realizzato da Soluzione Programmata-