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Gabriele Sannino
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Le ragioni dei catalani



La Catalogna e' una regione spagnola con una robusta identita' culturale e una lingua propria. Terra natale di artisti come Dali', Miro e Gaudi', ha una lunga storia di rivendicazione di autonomia e indipendenza.
La regione catalana e' diventata parte della Spagna nel quindicesimo secolo. Con la nascita della Repubblica nel 1931, e' stata concessa particolare autonomia alla cosiddetta Generalitat (il sistema amministrativo-istituzionale della regione) anche se, durante la dittatura franchista, ha perso praticamente tutti i suoi privilegi.
La costituzione democratica del 1978 ha concesso un alto livello di autonomia alla Catalogna, che si e' dotata di una propria polizia - i Mossos d'Esquadra - e si e' vista riconoscere anche il catalano come seconda lingua.
La Catalogna, essendo fra le principali mete turistiche della Spagna, e' sul serio una delle regioni piu' ricche e industrializzate del paese. Oltre alle fabbriche automobilistiche della Seat e della Nissan, e' sede perfino di numerose multinazionali, che - dobbiamo precisare pero' - non pagano o pagano pochissime tasse, acuendo ancora di piu' la "crisi" e in particolare la disoccupazione e la precarieta' giovanili.
La regione tuttavia, con i suoi 7,5 milioni di abitanti, contribuisce al 19% del PIL spagnolo, e insieme alla Comunidad de Madrid, e' sicuramente tra le piu' benestanti della nazione.
Con la crisi economica del 2008, la Catalogna - al pari di tutta la Spagna, ovviamente - si e' vista imporre misure di austerita', tagli al settore pubblico e al welfare, cosa che ha riscaldato nuovamente gli animi indipendentisti.
Il movimento separatista, infatti, ha fatto sentire nuovamente la sua voce e - com'era purtroppo prevedibile - se l'e' presa prevalentemente col governo nazionale, alimentando nuove rivendicazioni separatiste e autonomiste.
Il governo del premier Mariano Rajoy - e' bene chiarire - e' e resta fedelmente supino alle desiderate dell'Europa e della BCE: inoltre, essendo un governo molto corrotto al suo interno, il suo unico obiettivo e' quello di non dare troppo fastidio ai poteri "forti", eseguire e tirare a campare.
Perfino Podemos - il movimento giovanile che denuncia pesantemente la corruzione di Rajoy e del suo governo - non si mette contro i poteri finanziari, tant'e' vero che - almeno per adesso - non intende uscire ne' dall'Euro ne' dall'Unione Europea.
La voglia di rottura della comunita' catalana - precisiamolo - e' squisitamente economica e non romantica come si potrebbe sembrare: i catalani infatti affermano che la Catalogna sovvenziona con le sue tasse lo stato spagnolo (di cui e' contributore netto con 10 miliardi di euro), e i soldi delle tasse non rientrano piu' nel territorio. Ergo, per loro lo stato catalano potrebbe prosperare anche da solo, cosa che naturalmente non trova concorde il governo nazionale.
Incredibilmente, pero', anche i separatisti... non parlano di Europa e BCE.
Ad ogni modo e' stato proprio Rajoy, in un certo senso, a esacerbare gli animi: quando nel 2010 il Tribunale Costituzionale della Spagna ha deciso di svuotare lo Statuto di autonomia approvato nel 2006 dal Parlamento catalano, dalle Corti spagnole e dai cittadini catalani (che si erano espressi con un referendum), sulle nuove competenze e finanziamenti per il Parlamento regionale, il partito popolare dell'attuale premier ha fatto davvero di tutto per "fermare la deriva", cosa che ha spaccato letteralmente la nazione fino ai giorni nostri, quando un nuovo referendum sull'autonomia del territorio - previsto per il 1 ottobre 2017 - e' stato represso addirittura col sangue.
Teniamo presente che questo referendum e' stato considerato illegale anche dalla corte costituzionale, anche se questo non giustifica affatto tale violenza, cosi' come non giustifica il sequestro di milioni di schede elettorali e l'arresto di diversi funzionari regionali nei giorni che lo hanno preceduto, cosa che ha innalzato di moltissimo la tensione.
La tensione nella regione, comunque, resta alta da settimane: negli ultimi tempi, e precisamente ogni sera intorno alle 22, la citta' risuona del rumore di chiavi, mestoli e pentole percossi in segno di indignazione da migliaia di catalani affacciati alle finestre e ai balconi. I muri delle strade e le stazioni della metro sono tutti tappezzati di manifesti in favore del referendum, mentre alcuni raffigurano ancora dei volti umani con la bocca tappata, un evidente riferimento alla censura del governo nazionale.
Il punto nodale, purtroppo, in tutta questa storia e' che l'indipendenza catalana... potrebbe essere stata infiltrata e strumentalizzata proprio dai poteri cosiddetti "forti", questo per disgregare ancora prima gli stati nazione, in favore del governo mondiale cui anelano.
Secondo il periodico La Vanguardia, infatti, George Soros non solo sarebbe d'accordo con la secessione, ma avrebbe finanziato con la sua Open Society Initiative for Europe il consiglio diplomatico della Cataluna con 27.100 dollari e il CIDOB (una ONG a favore dell'indipendenza) con 25.000 dollari. Importi minimi si dira', tali da non generare consensi, eppure potrebbero essere solo la punta dell'iceberg.
Siccome pero' anche i giornaloni della finanza mondiale come il Wall Street Journal e il The Guardian (i nomi di queste testate dicono gia' tutto) nonche' El Confidencial (quest'ultimo vicinissimo a Soros) parteggiano per l'indipendenza, be' il sospetto a questo punto si fa piu' che legittimo.
Insomma la Catalogna ha diritto alla sua indipendenza, dato che la desidera da sempre; tuttavia dovrebbe guardare in faccia i veri nemici, magari sfidando davvero il sistema.
In che modo? Semplice, chiedendo una sua moneta locale, magari pubblica, magari complementare a quella principale.

Fonte immagini: Google.



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