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Gabriele Sannino
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Amore e matrimonio



Lo scrittore Bertrand Russell e' sempre stato molto chiaro sul matrimonio: secondo lui, in nove casi su dieci, si tratta di un progetto fallimentare, dato che, anche nel migliore dei casi ovvero quando c'e' sentimento e vita intima (e non quando ci si sposa come tappa doverosa per fare figli), non e' detto che i sentimenti durino per sempre, in quanto nella vita... tutto cambia.
Secondo Russell, un buon matrimonio riesce solo se ci sono delle affinita' psicologiche e basiche comuni, che vengono coltivate dalla coppia e tenute in equilibrio nel lungo termine.
In sostanza, stima e affetto restano gli ingredienti fondanti di una qualsivoglia unione; anche avere obiettivi comuni diventa fondamentale.
La bacchetta magica, pero' - e' bene ricordarlo - non ce l'ha mai nessuno.
Le parole di Russell restano valide ancora oggi: in una societa' dove tutto e' precario, dal lavoro alle relazioni, o meglio "flessibile" (cosa che, se ci fossero dei diritti concreti uniti a nuove opportunita', non sarebbe neanche cosi' male) possiamo davvero credere che una relazione... possa durare il tempo di una vita?
Il matrimonio, come si puo' ben capire, e' un problema annoso, solo che i suoi effetti oggi sono ancora piu' visibili, vista l'attuale "liquida" societa'.
Per chi vi scrive, le "possibilita'" degli individui non dovrebbero affatto finire con la creazione di una famiglia, anzi: non sto parlando di tradimenti come qualcuno potrebbe pensare, quanto piuttosto di vere e proprie vie d'uscita "sociali" da nuclei familiari dei quali non ci si sente piu' parte.
Cio', paradossalmente, renderebbe piu' gioiose e reali proprio le famiglie, che s'impegnerebbero di piu' sapendo che gli individui da soli potrebbero ancora uscire e mantenere una propria dignita'.
Parliamoci chiaramente: oggi molti non divorziano in quanto non hanno un tetto sopra la testa, non hanno un lavoro, o ancora non sanno elaborare la propria solitudine: ebbene, se la societa' si ingegnasse di piu' per aiutare chi non sta piu' bene in famiglia, avremmo meno violenza domestica, meno depressione, perfino meno femminicidi.
La cosa, pero', e' ancora piu' profonda: se da piccoli ci insegnassero che nella vita nulla e' eterno - neanche l'amore - e che questo non significa non vivere i momenti belli della nostra esistenza, anzi occorre godere a pieno delle persone che ci accompagnano per brevi o lunghi tratti, forse affronteremmo tutto con meno illusioni e aspettative.
Forse ameremmo piu' intensamente, evitando di scaricare sul nostro partner la nostra insoddisfazione, le nostre paturnie e il nostro senso di solitudine.
Molti matrimoni, oggi come ieri, sono formati da due infelicita' separate: il risultato non puo' che essere una maggiore infelicita' per entrambi i contraenti.
Ecco perche' il matrimonio non puo' essere per tutti, soprattutto non puo' - e non deve - essere considerato una tappa "definitiva": in verita', si dovrebbe arrivare a lui solo dopo un lungo percorso fatto di amore verso di se' e il prossimo, un cammino di gratitudine e consapevolezza della vita.
Secondo il mistico Osho, l'umanita', oggi come ieri, non sa ancora cosa sia l'amore, sa solo idealizzarlo, ecco perche' lo relega a una fantasia... sempre piu' impossibile.
Il mistico vede l'amore un po' come una danza: bisogna imparare i passi, guardare in faccia l'altro, non solo il nostro riflesso e la nostra proiezione allo specchio.
Egli afferma che non bisogna mai avere fretta di sposarsi: l'importante nella vita e' imparare prima a danzare.
A suo dire, il requisito principale di una relazione - anche in un matrimonio - deve essere quello di donare amore senza aspettarsi un ritorno: se questo poi non accade, significa che stiamo danzando da soli o peggio ancora con un fantasma.
La prima lezione sull'amore, dunque, e' diventare un donatore d'amore senza pensare a esso come a una forma di commercio o peggio ancora di ricatto, sia economico che sentimentale.
Quante famiglie e/o relazioni sono oggi in questa condizione? Tantissime.
Per Osho occorre imparare ad amare un po' alla volta, accorgendoci finalmente dell'altro e di noi allo stesso tempo: a quel punto - nella stragrande maggioranza dei casi - una quantita' d'amore sempre piu' grande tornera' indietro anche per noi.
Secondo molti mistici e filosofi, e' fondamentale divenire amorevoli anche se non si ha un compagno o una compagna.
Si deve essere amorevoli sempre, anche con un mendicante.
Se si aspetta di amare solo quando arrivera' la persona giusta, questa non arrivera' mai, in quanto attiriamo solo cio' che siamo.
In un rapporto maturo e consapevole, insomma, matrimoniale o meno, si deve essere coscienti che il mero romanticismo non basta: bisogna tenersi per mano nel profondo, affrontando una o piu' tappe della vita insieme.
L'amore matrimoniale non e' la passione fisica - o meglio non e' solo questa - piuttosto e' la comprensione profonda che l'altro ci aiuta a essere ancora piu' centrati, radicati, in pratica rafforza la nostra presenza.
E pazienza se un'unione non dura il tempo di una vita, puo' accadere come no: occorre accettarlo, in quanto nella vita tutto e' transitorio.
Chissa', forse anche i matrimoni dovrebbero avere una scadenza legislativa ed essere rinnovati: in questo modo, ci sarebbero molta piu' consapevolezza e rispetto, in quanto nessuno avrebbe piu' la presunzione di possedere qualcun altro... in modo definitivo.
Le relazioni comunque, oggi come ieri, dal punto di vista spirituale, sono e restano tappe di un amore che e' molto piu' grande.
L'amore vero infatti - quello consapevole, quello che nasce dentro di noi e che si riversa nel mondo - � cio' che conta sul serio, molto piu' di una mera unione legislativa e familiare.
Questo tipo di amore conosce un inizio, e' vero, ma non conosce mai una fine.

Fonti: Bertrand Russell, I segreti della felicita'; Osho, Amore e liberta'.

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